PROFETUS – …To Open The Passages In Dusk

PROFETUS – …To Open The Passages In Dusk

 
Gruppo: Profetus
Titolo:  …To Open The Passages In Dusk
Anno: 2012
Provenienza:  Finlandia
Etichetta: Weird Truth Productions
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TRACKLIST

  1. When Autumn Cries A Fiery Canticle
  2. The Watchers Dusk
  3. The Shoreless
  4. Burn, Lanterns Of Eve
DURATA: 58:12
 

Il funeral doom è un sottogenere schivo, criptico, poco accessibile ed estremamente circoscritto. Per comporre un buon disco funeral, bisogna sapersi destreggiare tra diversi ingredienti e — unico esempio musicale che mi balza alla mente per tale caratteristica — bisogna saper miscelare tali ingredienti in un modo ben specifico, non curandosi di novità o sperimentazioni. Altrimenti non è più funeral. Tale prerogativa rende questo sotto-sottogenere isolato tra le (già di per loro outsider) altre correnti musicali estreme. I Profetus, da Tampere, uno dei più grossi centri finnici, scelsero nel 2006 di percorrere questa difficile via, e da allora non hanno ancora sbagliato un colpo.

"…To Open The Passages In Dusk" è il seguito del debutto del 2009, "Coronation Of The Black Sun", e continua lungo la strada da esso solcata, seppur con qualche aggiustamento. La produzione, innanzitutto, è oggi limpida e chiara, priva delle sbavature di qualche anno fa, permettendo di apprezzare meglio tutte le diverse sfaccettature che i quattro musicisti hanno creato all'interno del proprio lavoro, soprattutto la profondità delle chitarre. A seguire, l'impressione è che questo secondo album sia ancora più spirituale, più intimo, rispetto al suo predecessore. Di nuovo troviamo nei ringraziamenti l'espressa citazione di Johannes Nefastos e della Società e fratellanza della Stella di Azazel, di nuovo le tematiche ruotano attorno all'asse mistico ed esoterico, ma maggiori sono le dilatazioni, maggiori gli spazi in cui l'ascoltatore si perde durante il viaggio che è "…To Open The Passages In Dusk".

Le tastiere di S. Kujansuu si ritagliano questa volta un ruolo non maggiore, ma diverso rispetto al passato, più "libero" e meno strumentale rispetto a chitarre, batteria e voce (anche questo disco pare essere registrato senza l'ausilio di linee di basso), di qui il maggior coinvolgimento emotivo. Mancano questa volta i cori femminili, allontanando il gruppo da possibili accostamenti inopportuni quali i "vicini" Skumring, d avvicinandolo ancor di più invece alla scena finlandese più classica (Skepticism, Shape Of Despair, Tyranny, eccetera). Come di consueto, i brani sono lunghissimi e lentissimi, la varietà è inesistente e il disco inizia esattamente come finisce. Riff monolitici e dilatati, growl gutturale e cavernoso, batteria a scandire il tutto con ritmi estremamente ripetitivi e misurati, con una cassa profondissima.

Se siete detrattori del genere (purtroppo per voi) non sarà "…To Open The Passages In Dusk" a farvi cambiare opinione, mentre se i nomi di cui sopra sono ospiti abituali del vostro lettore, i Profetus vi ammalieranno, vi culleranno, vi condurranno lungo i loro passaggi crepuscolari e al vostro ritorno non vedrete l'ora di partire di nuovo. Ancora, questo disco, a un ascolto più attento e curioso, potrebbe essere l'occasione di approfondire le vostre conoscenze e di incrociare la vostra strada con quella della filosofia della Stella di Azazel, per puro piacere di scoperta personale.

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