PROGENIE TERRESTRE PURA – oltreLuna

Gruppo:Progenie Terrestre Pura
Titolo:oltreLuna
Anno:2017
Provenienza:Italia
Etichetta:Avantgarde Music
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TRACKLIST

  1. [.Pianeta.Zero.]
  2. [.subLuce.]
  3. [.oltreLuna.]
  4. [.Deux.Est.Machina.]
  5. [.Proxima-B.]
DURATA:55:30

Per pura coincidenza, mi sono ritrovato ad ascoltare la nuova fatica in studio dei nostrani Progenie Terrestre Pura dopo aver guardato “Alien: Covenant”, l’ultimo capitolo della nota saga fantascientifica di Ridley Scott. Tralasciando qualsiasi commento sull’opera del regista britannico, è stato tanto casuale quanto sorprendente trovare una sorta di filo conduttore che corre in maniera parallela nelle due opere: un’interpretazione filosofica di quella che è la figura dell’Uomo, che dà e toglie la vita, spingendosi oltre la dimensione puramente terrena.

Perché oltreLuna, il secondo album in studio dei Nostri, è un viaggio dalle mille sfaccettature: l’Uomo, proiettato in un futuro cibernetico e interstellare, si ritrova a riflettere sulla sua condizione in un contesto cosmico, tra un passato fatto di danze tribali e un futuro di concetti e distanze stravolte. In questo viaggio, il nuovo Uomo risente ancora di ciò che stato («Il ricordo che torna alla mente della Rossa Terra di Marte…»), ma arriva in ultimo a decostruire il razionale e l’irrazionale, la cosmologia e la spiritualità, l’Universo e Dio, fino a ergersi al di sopra di tutto ciò nella nuova realtà da esso sviluppata, in cui le macchine e la tecnologia la fanno da padrone.

L’evoluzione è evidente anche dal punto di vista musicale: saltando a piè pari l’EP Asteroidi, con il quale non avrebbe senso fare un confronto, i quattro anni passati dal primo album U.M.A. si sentono eccome. Le composizioni risultano più focalizzate nonostante la loro estrema varietà, che rende impossibile incastonare i Nostri in un genere ben preciso. Non lasciatevi fuorviare dalla dicitura «Atmospheric Black Metal», poiché oltreLuna lo è in parte, ma è anche molto altro: la componente elettronica, presente costantemente lungo i cinquantacinque minuti di durata, è imponente e a volte si spinge talmente oltre da risultare quasi tamarra, tuttavia assolutamente adatta al contesto.

Anche gli intermezzi più inaspettati si incastonano perfettamente nelle strutture, tra percussioni tribali, passaggi quasi jazzistici e strizzatine d’occhio alla Dubstep. I nomi che fanno capolino durante l’ascolto sono vari e disparati: si va dai Mysticum nelle sezioni più tirate ai Perturbator in quelle più prettamente elettroniche, trovando in mezzo gente come i DHG (al secolo Dødheimsgard) et similia. Inutile dire che anche la performance dell’ormai trio è ineccepibile, con le linee vocali di Emanuele Prandoni che si stagliano a metà tra sfondo e primo piano, mentre il basso di Fabrizio Sanna (alle prese anche con la produzione) ben si amalgama con le restanti parti, sapientemente composte da Davide Colladon.

Con oltreLuna ci ritroviamo tra le mani un disco decisamente sopra la media, che sicuramente richiede più passaggi per essere colto in tutte le sue mille, bellissime sfumature, le quali si rimettono — più che mai — alla soggettività dell’ascoltatore. Il consiglio è di affrontare perciò questo viaggio senza timore, accogliendo questa opera in toto sia a livello musicale che tematico. Non ve ne pentirete.

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