PROGETTO SPERIMENTALE INFONEBBIA – Il Disagio Psichico E Le Sue Cure

 
Gruppo: Progetto Sperimentale Infonebbia
Titolo: Il Disagio Psichico E Le Sue Cure
Anno: 2016
Provenienza: Italia
Etichetta: Vomit Arcanus Productions
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TRACKLIST

  1. Il Pozzo Di Babilonia
  2. Hikikomori
  3. Rinaldo
  4. Il Disagio Psichico E Le Sue Cure
  5. Midriasi
  6. Inter Nos
  7. Il Porco Di Dio
  8. Pasci Il Maligno
  9. Volstead Act
  10. Santi Innocenti
  11. Uno Sfogo
  12. Lagiostra
  13. Primordio Nel Caos
  14. [traccia fantasma]
DURATA: 01:16:41
 

Infonebbia è stato un progetto sperimentale che — come potete intuire dal nome — avrebbe dovuto essere di aiuto agli automobilisti in caso di foschia; il fatto che le ultime notizie a riguardo risalgano a più di dieci anni fa e che non esista nemmeno una pagina Wikipedia dedicata mi fa intuire che probabilmente alla fine non è andato in porto. Vedo già Jimmy Ghione e il Gabibbo intenti a preparare uno scoop sul solito spreco all'italiana, tuttavia purtroppo per loro qua si parla di tutt'altro.

Il PSI (Progetto Sperimentale Infonebbia) è un collettivo al proprio debutto con "Il Disagio Psichico E Le Sue Cure"; alcuni dei componenti sono già passati su queste pagine grazie ai propri contributi in realtà quali Hanormale e Deviate Damaen, ma anche i membri a noi sconosciuti fanno già parte di vari gruppi. La natura dell'album è chiaramente sperimentale e lo si nota da ogni elemento: le particolari percussioni costruite dal gruppo stesso, le sonorità industriali in parte debitrici agli Einstürzende Neubauten, il minimalismo delle composizioni che tuttavia appaiono ricche, i campionamenti e le registrazioni tratte da fonti inusuali; insomma, tutto lascia intendere che ci troviamo di fronte a un gruppo fuori dagli schemi.

La malattia mentale è un argomento non certo nuovo nella musica estrema e sperimentale, basti pensare a tutte le volte che leggiamo titoli e nomi contenenti termini quali «madness» o «insanity» su queste stesse pagine; il punto è che di solito questo tema viene usato puramente a fini estetici, mentre il PSI sembra voler andare più a fondo, raccontando le storie di chi vive realmente questi disagi. I dipinti decadenti e caotici di Gustavo Diaz Sosa che costituiscono l'artwork ci introducono in un mondo affogato in una psichedelia alienante e disturbata, dove un'attitudine Rock si fa strada attraverso chitarre e voci aggressive, spesso urlate, e l'elettronica talvolta interviene ad arricchire l'esperienza; non aspettatevi però qualcosa di eccessivamente opprimente e malsano, il disco è più vicino alla realtà vera e propria di quelle esistenze che vedono il mondo con una mentalità in cui si fa fatica a rispecchiarsi.

La vasta gamma di strumenti consente ai musicisti di sperimentare in vari modi, stando a quanto scritto all'interno della custodia «suonando bidoni, silos, pinze, trapani, crocifissi, theremin, hang, chitarre, tastiere e altri orpelli in un podere dismesso». I suoni industriali sono presenti pressochè in tutto l'album, a dare il ritmo e ad aggiungere rumori qua e là, mentre chitarra e basso si occupano di donare un tocco caustico al tutto con distorsioni esagerate: "Hikikomori", "Uno Sfogo" e "Lagiostra" traggono pieno vantaggio da questo fattore, supportato peraltro da una vocalità altrettanto corrosiva; "Midriasi" si presenta invece più profonda e cupa, rendendo perfettamente l'idea dell'assenza di luce, così come "Pasci Il Maligno" — mia preferita della scaletta — che si avvicina in maniera più o meno velata al Black Metal, senza comunque entrarci pienamente. D'altro canto, ci sono tracce che sfruttano maggiormente l'elettronica: "Il Porco Di Dio" è caratterizzata — oltre che da un titolo degno di nota — da quasi tre minuti di sperimentazioni destabilizzanti dal sapore fantascientifico con i sintetizzatori, laddove la titletrack mi ha fatto venire in mente una versione più acida, scarna e spinta degli Offlaga Disco Pax, con una voce maschile a elencare una serie di disturbi e una femminile a citarne le relative cure (non sempre pervenute).

La pesantezza del tema trattato viene fuori inoltre nelle note di pianoforte di "Santi Innocenti" e "Primordio Nel Caos", ma ancora di più nelle voci dei pazienti dell'ospedale psichiatrico presenti in alcuni pezzi: l'incipit di "Rinaldo", la breve "Inter Nos" e "Volstead Act" contribuiscono a ricreare l'atmosfera di disagio raccontata dal disco e ancor di più ho apprezzato la registrazione inserita in "Lagiostra", indubbiamente una delle tracce più riuscite.

Al di là della lunga traccia fantasma di cui forse si poteva fare a meno — ma essendo appunto un bonus non lo considero un problema — "Il Disagio Psichico E Le Sue Cure" è un album meritevole di essere approfondito: non è certo per tutti, tuttavia la sua natura non convenzionale sia concettualmente che musicalmente lo rende assolutamente interessante e acquista ulteriore valore per essersi addentrato in un tema non facile senza risultare banale.

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