PROJECT ARMAGEDDON – Departure / Tides Of Doom

PROJECT ARMAGEDDON – Departure / Tides Of Doom

Informazioni
Gruppo: Project Armageddon
Titolo: Departure / Tides Of Doom
Anno: 2010-2012
Provenienza: U.S.A.
Etichetta: Shattered Man Records / Autoprodotto
Contatti: facebook.com/pages/Project-Armageddon/115542915136006
Autore: Mourning

Tracklist Departure
1. Plague For Shattered Man
2. Psyko-Sonic
3. The Reckoning Of Ages Pt. I
4. The Reckoning Of Ages Pt. II
5. Steward Of Shame
6. Lament For The Leper King
7. Time’s Fortune
8. Static Transmission
9. Departure

DURATA: 45:11

Tracklist Tides Of Doom
1. Into The Sun
2. Call To Piety
3. Sanctimonious
4. Conflict
5. Tides Of Doom
6. Upon Solace’s Shores
7. Fallow Fields
8. Paths Of Darkness

DURATA: 50:21

Per un motivo o un altro non tutti i progetti musicali che popolano il mondo possono arrivare al nostro orecchio, sono troppi, impossibili da seguire e volenti o nolenti c’è sempre qualche chicca che ci scappa, ma si possono recuperare? Alcune sì, altre le incrocierò con una botta di culo, altre ancora rimarranno a noi sconosciute.
Dei Project Armageddon non avevo mai sentito parlare, il trio di Houston (Texas) formato da Alexis Hollada (voce e basso), Brandon Johnson (chitarra) e Raymond Matthews (batteria) mi era sconosciuto sino all’attimo in cui ne ascoltai un paio di brani nell’universo ormai andato a farsi benedire denominato Myspace.
PROJECT ARMAGEDDON - Departure / Tides Of Doom Contattarli lì sarebbe stato uno spreco di tempo, quindi tramite “Faccialibro” e grazie alla disponibilità di Brandon e soci nel rispondermi e inviare il materiale, posso oggi scrivervi di entrambi i loro lavori, i due sinora pubblicati: “Departure” e “Tides Of Doom”. La band è una realtà piacevolmente legata al sound doom retrò e per retrò intendo proprio il proto-sound, abbiamo pertanto una natura molto settantiana che non sfora oltre i primi anni Ottanta come stile, le basi fondamentali sono riconducibili, oltre ovviamente ai monumentali Black Sabbath, all’hard-rock blues e stoner/doom di gente come Blue Cheer Mountain, Saint Vitus, Pentagram e Trouble, ai quali si potrebbero sommare alcune creature oscure del filone N.W.O.B.H.M. e data l’impostazione vocale di Alexis, in qualche frangente sostanzialmente epic nell’imporsi sul pezzo, i nomi potrebbero aumentare quanto il piacere nell’ascoltare le tracce del debutto targato 2010.
A esempio “Plague For Shattered Man” suona talmente come un classico che ti fa dubitare della sua data di nascita, inoltre in qualche occasione ho notato un’affinità con un’altra compagine adoratrice dei Sabbath, i Soundgarden, precisamente quelli di “Outshined”, parlo più che altro in termini di feeling e non di precisa collocazione sonora, anche i ragazzi di Seattle erano decisamente al di fuori degli anni Novanta con quella proposta.
I tre legano al fattore doomish una sapiente vena melodica malinconica grazie a toni blues che affascinano e in tal senso l’album ci regala due ottimi pezzi come “Psyko-Sonic” e “The Reckoning Of Ages Pt.II” intervallati dalla “Pt.I” acustica e “tribaleggiante”, dal flavour riconducibile a quel gran trippone che è “Planet Caravan”, vi sembra poco? Fibrillazione e goduria insieme, e intanto si è giunti a metà disco con “Steward Of Shame” che ci offre una visione maggiormente metallizzata almeno nella fase iniziale, infatti dopo il terzo minuto si rientra in quell’abito oscuro, lento e decadente che tanto ci aggrada.
Non ci sono sorprese nella musica dei Project Armageddon, sembra di avere a che fare con un amico di vecchia data, una persona che conosci da troppo tempo e di cui apprezzi sempre e comunque la compagnia.
Si prosegue col secondo strumentale del lotto “Lament For The Leper King”, dotato di un ammaliante operato del riffing che ti si stampa in testa, seguito da “Time’s Fortune” dove si palesa una gradita intromissione di stampo epico ad arricchire la proposta, per arrivare a un finale che non sarebbe potuto essere diverso, infatti la breve “Static Transmission” e la conclusiva titletrack omaggiano pienamente le radici tipiche dello stile. A due anni di distanza da “Departure” viene rilasciato “Tides Of Doom”, non ci sono stati cambi in line-up, i Project Armageddon saranno quindi riusciti a mantenere gli standard del loro lavoro così alti e affascinanti? Scopriamolo.
Una volta inserito il cd, la prima nota positiva riguarda la produzione, se quella di “Departure” era soddisfacente e polverosa, adesso si ha una definizione più netta e spessa dei suoni, già dall’opener “Into The Sun” veniamo accolti da un peso strumentale decisamente rafforzato, mentre per quanto riguarda le coordinate del sound, la fedeltà d’intento è innegabile, ascoltate “Sanctimonious” e ditemi voi chi dobbiamo ringraziare.
Apprezzo in egual maniera chi tenta di stravolgere la propria natura rischiando e coloro che in forma coerente perseguono il tragitto dando una forma sempre più vivida e intrigante alle proprie prestazioni di album in album. Alexis, Brandon e Raymond in questa circostanza hanno virato ancor più in territorio doomico ed è con grandissimo piacere che posso affermare di aver avuto all’orecchio momenti d’una intensità indescrivibile, che solo band come a esempio i Count Raven sono capaci di trasmettere.
È da evidenziare anche come il numero dei brani totali sia diminuito di un’unità mentre la lunghezza invece sia aumentata, in “Tides Of Doom” troviamo tre colossi oltre gli otto minuti: la titletrack, “Fallow Fields” e “Paths Of Darkness” che per costruzione e stile potrebbero tranquillamente far pensare a una band venuta fuori grazie al supporto di una etichetta come la Doom-Dealer, in pratica pensate a roba in stile Orchid e avrete fatto centro.
L’ennesima constatazione positiva da rivolgere nei confronti di “Tides Of Doom” è rivolta alla modalità con la quale sono state inserite le tre canzoni strumentali “Call To Piety”, “Conflict” e “Upon Solace’s Shores”, il primo e il terzo episodio sono incentrati sulla crescita dell’impatto tramite soluzioni non elettrizzate, mentre la seconda si allinea all’esecuzione e alle vibrazioni prodotte dalle tracce nel quale appara la voce, che non interrompe il flusso di sensazioni che girano intorno all’area “destino”.
Entusiasmo e doom allo stato puro, questo è ciò che sono i Project Armageddon, una band che mi sento di consigliare agli appassionati del panorama classico e pertanto i due dischi, “Departure” e “Tides Of Doom”, non sfigureranno all’interno delle collezioni che andate arricchendo di giorno in giorno, non lasciatevi scappare l’occasione, fateli vostri.

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