PROJECT SILENCE – Slave To The Machine

 
Gruppo: Project Silence
Titolo: Slave To The Machine
Anno: 2016
Provenienza: Finlandia
Etichetta: Sliptrick Records
Contatti:

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TRACKLIST

  1. Omen
  2. Flesh Of The God
  3. Circus Of Seven
  4. Apocalypse
  5. The Era Of Fear
  6. Prototype
  7. Sick (Slave To The Machine)
  8. Abyss
  9. Perversion
  10. The Nameless
  11. Titan
  12. Desperation
  13. Infection
  14. Invasion
  15. Termination In Progress [traccia bonus]
DURATA: 55:34
 

Non avendo mai sentito prima d'ora i Project Silence, mi tocca affidarmi alla loro biografia, secondo cui i primi vagiti del gruppo erano costituiti da un Industrial Metal melodico ma comunque molto elettronico, per poi passare a un sound più sinfonico e sperimentale nell'album di debutto. Le mie idee su cosa avrei ascoltato non erano proprio chiarissime, l'unico modo per capirci qualcosa quindi era mettere il disco nel lettore: l'evoluzione della band pare essere tutt'altro che lineare, poiché "Slave To The Machine" ci propone qualcosa di abbastanza diverso da quanto appena detto.

Attributi quali «melodico» e «sinfonico» non rappresentano molto il contenuto di questo lavoro, tantomeno la sperimentazione è un fattore fondamentale nella musica dei Finlandesi; l'assenza di queste caratteristiche viene tuttavia compensata da scelte di natura più aggressiva, spesso tendenti ai generi estremi, senza mai comunque entrare pienamente in tali territori. L'aggettivo che meglio descrive questa nuova uscita probabilmente è «meccanico»: specialmente la prestazione della batteria è pienamente espressa da questa parola, oltre che da un tasso tecnico alquanto elevato che non si palesa attraverso esibizionismi di dubbia utilità, ma lascia senza dubbio un segno importante nel risultato finale; l'influenza dei Fear Factory, maestri di questo tipo di sonorità, si fa sentire in varie occasioni anche nei riff delle chitarre, talvolta tendenti al Death e sostenuti da un basso vigoroso e posto in rilievo, capace di donare a essi una certa possenza.

Il fondatore Delacroix offre il proprio contributo nell'uso delle tastiere, raramente in primo piano e solitamente con ruolo di accompagnamento, e nella voce filtrata, in grado di spaziare tra growl più o meno profondi, qualche scream e sparuti momenti puliti; l'uso dell'effettistica elettronica non è troppo invasivo, ma è presente quanto basta per dare al sound un tono futuristico e alieno, come accade ad esempio in "Circus Of Seven" e "Prototype". In quanto leader, suoi sono anche i compiti di composizione dei brani e di scrittura dei testi, che in tutta onestà non sono riuscito a leggere, dato che nel libretto sono riportati con un carattere che richiederebbe l'uso di una lente d'ingrandimento.

La scaletta offre brani dinamici che talvolta spingono sull'acceleratore, tutto sommato preferendo però ritmiche robuste, qualche volta vicine all'Heavy Metal tradizionale e altre a una sorta di Death cadenzato, seppur comunque immerse in un contesto industriale. La presenza di numerosi e godibilissimi assoli è un fattore sicuramente positivo, che pone ancora una volta l'accento sull'aspetto più metallico della proposta e riesce a rendere interessanti molti pezzi. In generale i momenti migliori del disco sono quelli in cui suoni poderosi ed elettronici riescono a convivere, come accade in "Apocalypse", "Titan" e "Sick (Slave To The Machine)"; al contrario, altre tracce risultano un po' più deboli e meno efficaci, pur facendo la propria parte in un album che nel complesso si lascia ascoltare senza troppi problemi. Gli unici nei veri e propri sono rappresentati dall'intermezzo "Abyss", non perfettamente incastrato nel contesto essendo molto più spiccatamente elettronico, e nella durata leggermente eccessiva, in quanto verso la fine si inizia a sentire un po' di fatica.

Non si può certo dire che "Slave To The Machine" sia una brutta uscita, tutt'altro: gli estimatori dell'Industrial Metal riusciranno ad apprezzare sicuramente questo lavoro, grazie alla buona potenza sonora espressa e alle atmosfere futuristiche ben ricreate. I Project Silence possono quindi ritenersi soddisfatti di aver prodotto un disco valido, in grado di soddisfare il pubblico a cui è rivolto, senza però dimenticare che i margini di miglioramento sono presenti.

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