Prometheus - Resonant Echoes From Cosmos Of Old

PROMETHEUS – Resonant Echoes From Cosmos Of Old

Gruppo:Prometheus
Titolo:Resonant Echoes From Cosmos Of Old
Anno:2020
Provenienza:Grecia
Etichetta:I, Voidhanger Records
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TRACKLIST

  1. Gravitons Passing Through Yog-Sothoth
  2. Azathoth
  3. Astrophobos
  4. Resonant Echoes From Cosmos Of Old
  5. Ανεμοι Των Αστρων
  6. The Crimson Tower Of The Headless God
DURATA:43:04

Approfittare delle ferie per recuperare qualche produzione di I, Voidhanger su cui non sono riuscito a mettere le mani e le orecchie prima è il modo migliore per riconciliarmi con il malæ. I primi a essermi capitati a tiro sono i Prometheus, greci di Salonicco, autori di un black metal melodico con sprazzi death, debitore tanto della scena ellenica (primi Septicflesh e Rotting Christ) quanto di quella scandinava, con gli Emperor come guida principale e la Svezia a seguire. Resonant Echoes From Cosmos Of Old è il loro secondo album ed è stato preceduto dall’EP di antipasto Astrophobos.

Niente di nuovo sotto il sole nero, considerate anche le tematiche lovecraftiane dalle quali il trio attinge a piene mani già in partenza e senza esitazione alcuna. “Gravitons Passing Through Yog-Sothoth” è un bel compito di black esoterico nerissimo, rischiarato dall’iridescenza di Yog-Sothoth e figlio della lezione di maestri come gli Absu: c’è il growl, ci sono le tastiere ma soprattutto una malignità ineluttabile. La stessa che ci annichilisce in “Azathoth” e dà forma al dio cieco, signore di tutte le cose, concepito anch’egli dalla mente di Lovecraft.

La penna dello scrittore di Providence la troviamo direttamente coinvolta su “Astrophobos”, poesia del novembre del 1917 su cui i Prometheus orchestrano quasi nove minuti di musica cattivissima e sinistra, bilanciata tra sfuriate al limite del gestibile e fasi più solenni. Alla batteria c’è Nodens, una macchina da guerra che non manca di distinguersi praticamente in ogni brano per puntualità e veemenza, neppure nella title track ricca di aperture melodiche — magistrale il corpo centrale del pezzo con un bel lavoro di basso da parte di Esophis.

Un filo insolita la collocazione di Ανεμοι Των Αστρων, poco più di tre minuti di ambient sempliciona prima della conclusiva — e bellissima — “The Crimson Tower Of The Headless God”. Forse la canzone che più di tutte grida il nome dell’Imperatore ma che ciononostante non fa sfigurare affatto il gruppo ellenico, autore di una prova solida impreziosita dagli innesti di tastiera di Q_Snc. I Prometheus non inventano nulla, con le carte che hanno in mano, però, realizzano un gioco appassionante non del tutto privo di sorprese.

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