PROSCRIPTION – Conduit – Aristocrazia Webzine

PROSCRIPTION – Conduit

Gruppo: Proscription
Titolo: Conduit
Anno: 2020
Provenienza: Finlandia
Etichetta: Dark Descent Records
Contatti:  Facebook  Bandcamp  Instagram  Spotify
TRACKLIST

  1. Four Wings Within The Samiel
  2. I, the Burning Son
  3. Red Sacrament Black Communion
  4. Radiant Midnight
  5. Thy Black Nimbus Gate
  6. Voiceless Calling
  7. Blessed Feast Of Black Seth
  8. To Reveal The Words Without Words
  9. Conduit
DURATA: 42:34

Dei Proscription non sapevo assolutamente nulla prima di ricevere Conduit, ma una volta fatta mente locale salta fuori che si tratta di vecchie conoscenze del giro death metal più intransigente. Alle chitarre e alla voce di questa formazione al debutto c’è infatti lo statunitense Terry “Christbutcher” Clark, dal 2007 stabilitosi in Finlandia e con un curriculum nel giro estremo lungo come il mio braccio: tra le altre cose, è o è stato membro live di Desolate Shrine, Hoath e Nightbringer ed è già noto ai seguaci di Dark Descent per il suo operato con i Maveth e ancora prima con gli Excommunion.

Gli Excommunion sono la band originale di Clark, formata insieme al suo amico di infanzia Kyle Earl Spanswick, più noto da queste parti come Naas Alcameth, cioè la mente dietro Nightbringer e Akhlys. Il tutto accadeva sul finire degli anni ‘90, quando Clark ancora viveva in quel di Colorado Springs; proprio a Colorado Springs ha base la Dark Descent di Matt Calvert, per cui è facile supporre che i due si conoscano da tempo e non stupisce che, oltre ad aver pubblicato l’album di reunion proprio degli Excommunion, l’etichetta americana si sia fatta carico anche dei Maveth, formati da Christbutcher una volta arrivato in Europa, e in ultimo dei Proscription. Ad accompagnare Clark in questa nuova scorribanda ci sono il batterista Mikko Koskinen, il bassista Jere “Apep” Niemi e soprattutto Cruciatus, multistrumentista (qui alla chitarra) e un po’ tuttofare dei Lantern, altra band Dark Descent che proprio qualche mese fa se ne è uscita con il terzo album Dimensions.

Il pedigree dei nomi coinvolti è quindi piuttosto interessante per tutti gli amanti di certo death metal, e questo è esattamente ciò che suonano Clark e soci, musica che, stando al comunicato stampa, «può inghiottire interi mondi e spegnere ogni luce». Conduit è un album figlio degli Incantation e degli Immolation, di quel death oscuro e densissimo in cui la speranza non trova alcuno spazio e gli orrori del mondo si riversano uno dietro l’altro senza sosta. Rispetto a John McEntee, Ross Dolan e Bob Vigna, però, il quartetto si differenzia per un approccio più arioso, a tratti quasi epico, e certamente ben prodotto. Dove gli Incantation sono sporchi e melmosi, i Proscription sono puliti e rifiniti; dove gli Incantation sono frammentati e contorti, i Proscription tirano dritto come un rullo compressore. Il lavoro svolto dai quattro riesce a riassumere tutto in modo semplicemente perfetto: ci sono i riff, c’è atmosfera, ci sono idee e spunti melodici di ottimo gusto, e alla fine di tutto ogni elemento serve a schifare Cristo e lodare la tenebra.

I testi di quasi tutto Conduit sono appannaggio di Naas Alcameth, il che significa una vera e propria prosa demoniaca sul genere di quanto visto dalle parti di Nightbringer e Bestia Arcana, fatta di immagini apocalittiche e celebrazione di tutto ciò che è occulto e nichilista. Missaggio e masterizzazione invece arrivano nientemeno che dai Flatline Audio di Dave Otero, che oltre ad essere collaboratore di lunga data di Christbutcher e Naas Alcameth ha lavorato con Cattle Decapitation, Khemmis, Cephalic Carnage, Wayfarer e praticamente tutti i gruppi fighi del Colorado.

I Proscription, a conti fatti, sono al debutto soltanto sulla carta, perché le loro radici sono solide e profonde, e quasi tutto ciò su cui i nomi coinvolti in questo progetto hanno messo mano merita quantomeno un approfondimento. Conduit non fa eccezione, ed è un ascolto obbligato per chi è in buoni rapporti con i riferimenti visti sopra. Tutti gli altri non so cosa ci facciano qui.