PSYCHOFAGIST – Il Secondo Tragico

 
Gruppo: Psychofagist
Titolo:  Il Secondo Tragico
Anno: 2009
Provenienza:  Italia
Etichetta: Subordinate
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TRACKLIST

  1. Uomo O Merda
  2. Tema: Collasso
  3. Untitled (Black On Grey 69/70)
  4. Nouvelle De Spasticité & Epilepsie
  5. Defragmentation Rotunda
  6. Il Secondo Tragico
  7. Corpuscles
  8. Pithecanthropus Sapiens Sapiens
  9. Biodegradazioni
  10. Free-Non-Jazz Powerviolence Sonata
DURATA: 31:00
 

"Il Secondo Tragico" è un album da ascoltare alle 2 di notte, spossati, con le membra a pezzi e il cervello mangiato. Dagli Psychofagist non potevo che aspettarmi un album peggiore, in senso positivo.

Approcciandomi all'ascolto, da subito sinistro, di "Uomo O Merda", rimango stupefatto dal massiccio proporsi del basso e del sassofono che fanno da protagonisti nel folle quadro, con tanto di pregevole suonata in slap e urlo strozzato con il sax (gli Zu hanno messo lo zampino in tutto il lavoro!), nel contorto e complesso loro modo di suonare libero da qualsiasi canone.

Se in precedenza con l'esordio autointitolato erano i Gorguts rinati sotto una veste grind e jazzcore ora mi trovo di fronte ad un "Tema: Collasso" che rielabora il vecchio stile con un suono nuovo, sbilenco e insano: in preda a visioni di tempi dispari e oscillazioni ipnotiche, la morte calibrata a metà canzone soffoca l'animo dell'ascoltatore.

I violenti psicotici trasmettono a flussi discontinui paranoia, claustrofobia e follia.
Fortunatamente per le menti sconvolte dopo l'epilettica stile Primus "Untitled (Black On Grey 69/70)" segue "Nouvelle De Spasticite & Epilepsi", una traccia che offre una relativa pausa per soli due minuti, aprendo con una forte rottura nuove ondate di psycho-grind. "Defragmentation Rotunda" disturba con un pessimo e grottesco humor nero le nostre orecchie, violenta i nostri occhi con flash abbaglianti precisamente calcolati dentro i quali tutti gli strumenti ci scagliano al muro.

Una volta svenuti ci risvegliamo nella mastodontica e magistrale "Il Secondo Tragico", un tono sludge pesantemente calcolato che si aggira sui nostri timpani e, con un martello, esplode: sassofoni e cacofonia di riff per una canzone che sembra suonata al contrario! Torna tragico il tono, piatto, rotto. Ed il paziente torna ad impazzire. "Corpuscles" continua perfettamente ad infettare i nostri pochi neuroni, traccia depressiva che si trascina addosso un album che ancora deve dire la sua con "Pithecanthropus Sapiens Sapiens" e con la Ground Zeriana "Biodegradazioni".

Io mi chiedo da fan, ascoltatore e recensore come abbia fatto il loro metal ad evolvere naturalmente in un puro, eccezionale, rumore avant-garde. E dovrei parlare anche di "Free-Non-Jazz Powerviolence Sonata" ora? Prendete gli Psychofagist che conoscevate tempo fa, centrifugateli e fateli deflagare.
Possibilmente ad alto volume, che gusto ci sarebbe altrimenti? Fate come me allora, che stringo tra le mani un gioiello tutto italiano, dove gli Psychofagist hanno collaborato con gli Zu per produrre qualcosa di perfettamente originale e schizofrenico, dove Elena Rapa ha prestato la sua mano per dare vita ad un art-work sapientemente disegnato, nulla vi deluderà di questo Capolavoro.

 

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