Psychonaut 4 - Dipsomania

PSYCHONAUT 4 – Dipsomania

Gruppo:Psychonaut 4
Titolo:Dipsomania
Anno:2015
Ristampa:2020
Provenienza:Georgia
Etichetta:Talheim Records
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TRACKLIST

  1. Intro
  2. Beware The Silence
  3. Personal Forest
  4. Don’t Leave The Room
  5. Pain Dealer
  6. Alcoholism
  7. Suicide Is Legal
  8. We Will Never Find The Cure
  9. How Much For The Hope?
  10. Moldy
  11. Eyes Of A Homeless Dog
  12. Personal Forest (S. D. Ramirez Version) [traccia bonus]
DURATA:64:40

Il nome degli Psyconaut 4 sarà sicuramente noto ai seguaci della scena depressive, tanto a chi si è innamorato di queste sonorità grazie alla produzione scandinava di band come Lifelover, Totalselfhatred e Shining, quanto a chi ha preferito l’approccio dei più continentali Nocturnal Depression, Nyktalgia e affini. Nel caso in cui questa fosse la prima volta che leggessi il nome dei georgiani, è invece il caso di spendere due parole su di loro prima di passare a discutere di Dipsomania, probabilmente il loro album più famoso, ristampato poco tempo fa da una delle nostre dispensatrici preferite di malessere in salsa black metal: la Talheim Records.

Non la si può fare breve, quando si parla di una band estrema proveniente dalla Georgia. I grandi Archivi del Metallo portano traccia di appena una trentina di band dell’ex repubblica dell’Unione Sovietica, di cui una buona decina ha chiuso i battenti o si è dissolta nell’etere, quindi che un nome grosso come quello degli Psychonaut 4 sia georgiano non è scontato; l’unico altro esempio che mi viene in mente sono i loro concittadini Ennui, per il resto vuoto totale. E sebbene la creatura di Graf, Drifter, Glixxx, Nepho, Alex Manabde e S.D. Ramirez si immetta musicalmente sulle coordinate piuttosto europee di un black metal raffinato e disperato al tempo stesso, con qualche tocco di post- e una passione per le ritmiche a volte al limite del doom, il disagio che trasuda la musica del sestetto di Tbilisi è assolutamente originale.

Dopo essersi formati all’inizio dello scorso decennio rubando il nome alla psiconautica e a un medicinale per la tosse il cui abuso provoca effetti psicoattivi simili a quelli della ketamina, i sei hanno affrontato qualche passaggio intermedio (tra cui l’emblematico Have A Nice Trip e lo split negativissimo con In Luna, Ofdrykkja e Vanhelga) prima di pubblicare cinque anni fa Dipsomania, il loro secondo album, quello che di fatto ha lanciato gli Psychonaut 4 verso la notorietà. Il degrado post-sovietico continua a pesare sul groppone della band e, tra un eccesso e l’altro, ce lo racconta indirettamente alternando russo e inglese sia tra un pezzo e l’altro che all’interno di un singolo brano, come in “We Will Never Find the Cure”. Ed è così che fra urla strazianti e puliti enfatici (“Personal Forest”), talvolta sull’orlo del pianto (“Alcoholism”), distorsioni modernamente zanzarose e clean claustrofobici, batterie cadenzate e blast beat incessanti, si snoda l’allucinatissimo trip andato a male dei nostri psiconauti, lungo una via che porta direttamente al camposanto.

Non c’è niente che non vada in Dipsomania, a partire dalla copertina che raffigura un tenero bambino scheletrico, in lacrime, pronto a piantarsi una pallottola in una tempia (insospettabilmente opera del buon Maxime Taccardi), fino ad arrivare alla giustificazione dell’alcolismo («Bere è un buon modo per ucciderti lentamente […] Ed è legale!», si urla in russo in “Suicide Is Legal”) e dell’uso di droghe («Is there a hope that the forest will help? / How much for the hope?», da “How Much For The Hope”), passando inevitabilmente per i classici momenti di crisi esistenziale in cui si decide di mandare tutto al diavolo: «Her naked body is no longer excites me / What’s wrong with me? […] My medication don’t cure me […] I always knew that alcohol and pills is very bad combination / But I don’t know how else to escape from the reality» (“Beware the Silence”).

Personalmente, non credo serva altro per ricordare come Dipsomania sia tra i migliori album del settore usciti nello scorso decennio. A chi mancasse questa perla, il consiglio è di approfittare dell’operazione di ristampa attuata da Talheim e rimediare; perché chiunque apprezzi queste derive del black metal non può fare a meno degli Psychonaut 4.

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