PUTERAEON – The Cthulhian Pulse: Call From The Dead City – Aristocrazia Webzine

PUTERAEON – The Cthulhian Pulse: Call From The Dead City

Gruppo: Puteraeon
Titolo: The Cthulhian Pulse: Call From The Dead City
Anno: 2020
Provenienza: Svezia
Etichetta: Emanzipation Productions
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TRACKLIST

  1. Horror In Clay
  2. The Sleeping Dread
  3. Permeation
  4. Nameless Rites
  5. The Curse
  6. Legrasse’s Puzzle
  7. Into The Watery Grave
  8. Call Of R’lyeh
  9. Terror At Sea
  10. The End Cometh
DURATA: 37:03

Se non hai idea di chi siano i Puteraeon significa che non sei un nostro lettore abbastanza affezionato, perché del gruppo svedese parlammo assiduamente più di dieci anni fa, all’epoca del trittico di demo che ne segnò la nascita. Poi abbiamo un po’ perso le tracce della formazione del Västra Götaland, la contea di Göteborg, che nei primi anni Dieci si è data da fare pubblicando tre album non proprio indimenticabili su Cyclone Empire, salvo poi eclissarsi e rifarsi viva con giusto un paio di EP e singoli, fino a The Cthulhian Pulse.

Alla fine del 2020, a ben sei anni e mezzo di distanza dall’ultimo The Crawling Chaos, il quartetto capitanato dal cantante e chitarrista Jonas Lindblood (Lindblad all’anagrafe) torna sulle scene forte di una collaborazione con la danese Emanzipation Productions, etichetta che si sta facendo notare per la forte attenzione al death metal vecchia scuola. Perché in un’epoca di Blood Incantation e Imperial Triumphant, i Puteraeon sono in tutto e per tutto una voce fuori dal coro, che non ha ancora mai cambiato coordinate rispetto a quanto veniva detto dalle band che uscivano dal Sunlight Studio di Tomas Skogsberg ormai trent’anni fa. HM-2, una forte componente melodica e rimasugli di thrash ottantiano fecero la fortuna della scena svedese e furono i pilastri di un amore incondizionato per il genere, amore che i Puteraeon, oggi attempati ultraquarantacinquenni, continuano a coltivare.

L’aspetto meraviglioso del death svedese è che dopo decenni di riff e centinaia di album c’è ancora un sacco di gente che ci crede, che ne tiene viva la fiamma e che riesce a imbastire un lavoro come The Cthulhian Pulse, in ogni dettaglio compendio e atto d’amore nei confronti di Grave e Dismember come di Desultory ed Eucharist (ma senza oboe). Manco a dirlo, il disco nella sua interezza si basa sull’opera letteraria di H.P. Lovecraft, da sempre fonte d’ispirazione primaria per i testi di Lindblood. E quindi largo a demoni degli abissi, invocazioni e rituali, iä iä e tutto il resto, per quaranta minuti scarsi di viale dei ricordi versione death metal.

Aver rallentato le pubblicazioni deve aver permesso alla band di focalizzarsi maggiormente, di concentrarsi sulla realizzazione di un album che, pur consapevolmente derivativo, regala ottime soddisfazioni. Difficilmente The Cthulhian Pulse piacerà a chi ha meno di trenta, trentacinque anni, e certo i Nostri non avranno mai vita facile in un mondo diviso a metà tra gli hipster di Bandcamp per i più giovani e le formazioni blasonate dei primi anni ‘90 per i più stagionati. Perché Lindblad e compagni stanno proprio lì, a metà, troppo vecchi per essere bandcamper e troppo giovani per essere classici. D’altronde io sono un grande fan degli underdog, e i Puteraeon avranno sempre il mio supporto.