PŸLON – Doom

 
Gruppo: Pÿlon
Titolo:  Doom
Anno: 2009
Provenienza:   Svizzera
Etichetta: Quam Libet Records
Contatti: Sito Ufficiale
 
TRACKLIST

  1. Renovatio (Renewal & Relapse)
  2. Doomstone
  3. Ho Theos Erchestai
  4. In The Shade
  5. Beneath, Beyond
  6. Dream A Dream
  7. De Rerum Sanctarum Una
  8. Psych-Icon
  9. Hors Des Sentiers Battus
  10. Age Of Despair
  11. An Angel Tale
  12. DeadLove
  13. The Void Thereafter 
DURATA: 01:17:29
 

La formazione svizzera nel 2009 si presenta con un nuovo lavoro dal titolo semplice quanto significativo: "Doom".

Confermando una maturità artistica ormai pienamente acquisita e un amore per lo stile più classico del genere, il disco è un'opera mastodontica nella sua ora e venti circa di durata, verrete a contatto con influenze evidenti che rimandano dai classici Black Sabbath (alcuni riff sembrano proprio mano di Iommi), Count Raven, Saint Vitus e perchè con merito non citare anche i nostrani Black Hole e l'epicità dei primissimi Candlemass.

Come avrete capito di carne al fuoco ce n'è davvero tanta e di buona qualità, scorrono diversi fiumi sonori che vanno intersecandosi nelle tracce, gli anni Settanta, il metal, la passione per strumenti come il flauto e le tastiere intensamente psichedeliche che ricreano un incedere dai tratti naturalistici profondi e riflessivi.

Le tracce, tranne i brevi intermezzi "De Rerum Sanctarum Una", "Age Of Despair" e l'outro "The Void Thereafter", hanno lunghezza che varia dai sei minuti circa di "Beneath Beyond" sino ai quasi undici dell'opener "Renovatio (Renewal & Relapse)", riuscendo a intrattenere l'ascoltatore con una varietà di soluzioni e un pathos intimo e ricercatore assolutamente interessante che incantatore attraversa i passaggi musicali, passaggi che prendeno spesso piede divenendo parti strumentali in cui la voce si fa da parte lasciando che siano solo le note a esprimersi.

Del resto c'è da dire che la prova dei singoli è veramente buona sia dal punto di vista prettamente compositivo che da quello esecutivo, la voce di Matt per certi versi data la tonalità particolare può risultare ostica a un primo ascolto, ma se le viene concesso il giusto tempo verrà assorbita e valutata nel migliore dei modi insieme al resto.

Dimostra di saperla gestire trasmettendo un sentore evocativo notevole e nell'approccio ricorda, seppur non con lo stesso carisma d'impatto data la sua vistosa sobrietà, Christian Lindersson (ex Count Raven, Lord Vicar).

Andando a spulciare nel ricco package, un digipack apribile in più facciate in cui vi sono rappresentati simboli religiosi, statue d'angeli o la croce in rilievo in fronte a esempio affiancati da altri naturali come farfalle e foglie, si può leggere nei credits che in questo lavoro si son alternati diversi batteristi dietro le pelli e la solistica è spesso stata interpretata da guest, non so quale siano le motivazioni di tale scelta ma visto il risultato ottenuto non posso che compiacermene.

 

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