PYURIA – Incarnadine Revelry

 
Gruppo: Pyuria
Titolo:  Incarnadine Revelry
Anno: 2012
Provenienza:  Finlandia
Etichetta: Violent Journey Records
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TRACKLIST

  1. Immolate
  2. Eradicate The Parasites
  3. Flesh Grotesque
  4. Skeletonized
  5. I Am Pain
  6. The Enemy
  7. Incarnadine Revelry
  8. The Dead Will Devour Us All
DURATA: 38:28
 

I finnici Pyuria sono in giro da più di tre lustri, la band non ha mai avuto una grande stabilità subendo nel corso del tempo parecchie girandole interne, ma sembra che finalmente il 2012 abbia portato con sé linfa vitale nuova e quel terzo album che si attendeva ormai da cinque lunghi anni.

"Incarnadine Revelry" è il ritorno di un operaio brutale che sa come fare il proprio mestiere, le qualità in dotazione al gruppo — composto adesso da Ville Lahtivirta e Oskari Mäki alle chitarre, Antti Kauri al basso, Tuukka Franck alla batteria e l'ex Torture Kileer Matti Liuke dietro al microfono — sono riscontrabili al primo giro nello stereo.

Abbiamo a che fare con una prova che bilancia con discreta perizia brutalità e malignità, un po' come se i primi Suffocation e Dying Fetus incrociassero influssi floridiani scuri di Morbid Angel e Immolation, a questo scontro d'attitudini va sommato uno strano gusto per brevi divagazioni dalla forma rockeggiante, le noterete senza troppi problemi in "Eradicate The Parasites" e nella successiva "Flesh Grotesque".

Il lavoro regala attimi da mosh puri in "Skeletonized" e nelle restanti tracce utilizzando un gran numero di riff e cambi di tempo che intensificano quella sensazione di esecuzione efferata, buone soprattutto le prove racchiuse nella traccia d'apertura "Immolate", in "I Am Pain" e "The Dead Will Devour Us All", le quali mettono in mostra oltre alla dovuta cattiveria anche una discreta tecnica.

Quello che manca in "Incarnadine Revelry" sono quel paio di pezzi che facciano realmente la differenza, la tracklist dal punto di vista della qualità è alquanto omogenea, non è per forza male ma si potrebbe correre il rischio di finire nel dimenticatoio, mentre si difende bene dal punto di vista vocale dove Liuke evita di chiamare in causa suini vari attenendosi all'uso del growl/scream più classico; la produzione infine non è per nulla male nel tenere conto anche dei suoni bassi grassi quanto basta, offrendo spinta ai brani.

I Pyuria, l'ho detto e lo ripeto, non sono dei maestri bensì dei solidi mestieranti che con quest'album confermano di avere delle cartucce valide da sparare, sono tornati e una sana razione di death metal non la si nega mai a nessuno.

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