QUICKSAND DREAM – Aelin – A Story About Destiny | Aristocrazia Webzine

QUICKSAND DREAM – Aelin – A Story About Destiny

Informazioni
Gruppo: Quicksand Dream
Anno: 2010
Etichetta: High Roller / Planet Metal
Contatti: www.myspace.com/quicksanddream
Autore: Mourning

Tracklist
1. Prologue
2. A Child Was Born
3. House Of Wisdom
4. Caress Of The Breeze
5. Road Goes Ever On
6. The Lighthouse Dream
7. Aelin’s Oath

DURATA: 51:15

QUICKSAND DREAM - Aelin - A Story About Destiny Per la serie “prima o dopo ce la facciamo”: i Quicksand Dream. La band è in giro da oltre vent’anni, nasce nel 1988 come Epic Irae, sforna tre demo e decide di cambiare monicker passando all’attuale nel 1993 e da quell’attimo ne trascorrono altri sette (siamo nel 2000) prima di dare alle stampe l’unico album sinora pubblicato “Aelin – A Story About Destiny”.
Gli svedesi al tempo stamparono solo una trentina di copie autoprodotte che finirono in mano ad amici e forse a qualche label, come spesso avviene comunque la musica finì nel dimenticatoio sino ai giorni nostri quando la High Roller Records ha preso la decisione di dare forma vinilica in numero limitato ovviamente (500 pezzi) e a quanto sembra c’è un accordo con la Planet Metal per l’uscita in versione cd.
E’ una proposta che sapeva già di retrò sound quando inizialmente fu partorita, gli unici membri ancora attivi, Göran Jacobson (voce) e Patrick Backlund (basso) allora supportati da Thomas e Mikael Svedlund (rispettivamente chitarra e batteria), possono dire d’aver dato alla luce un gioiellino che forse molti abituati alle produzioni laccate odierne non riusciranno a sopportare ma che non è altro che una rappresentazione heavy/epic a tinte fantasy. La natura epico/metallica deriva dalle influenze evidenti derivanti da act quali Manilla Road e primi Candlemass, c’è una vibrazione seventies di matrice sabbathiana ed è innegabile che le atmosfere ancestrali facciano il resto avvolgendo l’ascoltatore sino a catapultarlo in tempi ormai obliati, il fantasy è invece incarnato dalla scelta in fase di composizione dei testi, la storia è un concept che va oltre il tempo e le ere, così come la passione di questi musicisti che dopo tanta attesa hanno avuto la ricompensa che spettava loro.
L’album viaggia su buoni livelli, le tracce godono di una buona produzione e la prova strumentale è capace di mostrare dinamismo e qualità più che discreti sia dal punto di vista delle strutture, molto affini al periodo ottantiano del genere, sia dal punto di visto del rilascio emotivo. E’ trascinante anche se non perfetto e alle volte un po’ scontato nel suo discernere, è nelle tracce più lunghe, “The Lighthouse Dream” e “Aelin’s Oath”, che vien fuori il meglio inserendo cambi d’umore e di tempo inaspettati, così come si difendono più che degnamente “A Child Was Born” e “House Of Wisdom” che forti di quel gancio epic sfrontato e suadente si lasciano ascoltare piacevolmente, nota che però non incide con lo stesso peso in “Caress Of The Breeze” e “Road Goes Ever On”.
Se c’è un problema reale per l’ascolto di questo “Aelin – A Story About Destiny” è la voce di Goran, il cantante ha dalla sua una grande interpretazione, si cala nei pezzi in maniera fantastica infondendo quel senso d’atavico che fluisce nelle canzoni, al tempo stesso per alcuni la sua tonalità potrà risultare fastidiosa e non c’è cosa peggiore di quando si riesce magari ad apprezzare il sound in toto e trovare una voce che vi rende inascoltabile il disco.
Vi invito a non arrendervi a un ascolto iniziale, io stesso pur amando il genere mi sono trovato spiazzato la prima volta che l’ho messo su, volevo toglierlo perché mi dava sinceramente fastidio ma con l’aumentare dei giri nello stereo quella sensazione di disagio è andata scemando sino a scomparire, penso adesso che sia alquanto caratteristica e forse una marcia in più riguardo al trademark dei Quicksand Dream, gradevole infine la sporadica presenza delle tastiere ad opera di Henrik Flyman.
Chi è cresciuto negli eighties un platter simile se lo gusterà senza troppi problemi prendendolo per ciò che è, una release onesta che ricalca il vissuto di quegli anni, stesso discorso vale per chi segue con passione questa corrente musicale, i restanti potranno sempre trovare tutti i difetti che vogliono per criticarlo o più semplicemente evitare l’ascolto.