Radar Men From The Moon - The Bestial Light

RADAR MEN FROM THE MOON – The Bestial Light

Gruppo:Radar Men From The Moon
Titolo:The Bestial Light
Anno:2020
Provenienza:Olanda
Etichetta:Fuzz Club
Contatti:Facebook  Twitter  Youtube  Bandcamp  Instagram  Spotify  Soundcloud
TRACKLIST

  1. Breeding
  2. Piss Christ
  3. Sacred Cunt Of The Universe
  4. Eden In Reverse
  5. The Bestial Light
  6. Self
  7. Pleasure
  8. Levelling Dust
DURATA:41:29

The Bestial Light è l’ultimo disco dei Radar Men From the Moon, gruppo olandese che, dopo la trilogia discografica Submersive, ritorna con una line up ampliata e con sonorità che si distaccano dalla precedente produzione, pur non rinnegandola. Quest’ultima si costituisce come un agglomerato di sonorità metalliche e alienanti, un nocciolo di riverberi ossessivi tratti dal drone e da una certa fetta dell’industrial più tetro, arricchito da numerosi spunti sonori e ritmici, che si differenziano in ogni singolo album.

Nel caso del qui presente The Bestial Light, l’impronta che si rivela fin dalla prima traccia “Breeding”, e che rimane presente su ogni singolo brano è l’inconfondibile e angosciante oscurità dei primi Swans, condensata in un flusso costante di suoni magniloquenti e, in alcuni punti, teatrali, vicini al canone degli Einstürzende Neubauten. Questo ricco bagaglio musicale si esalta attraverso una sezione ritmica forte di ben due batteristi, capaci di donare ancor più consistenza e magnetismo ai frangenti più ispirati alla scuola post-punk e no wave, come nell’iniziale “Breeding” o in “Eden In Reverse”; allo stesso tempo, ascoltando le medesime canzoni nella loro evoluzione, ci si palesa d’improvviso la seconda faccia di questo disco.

Al di sopra degli ipnotici e mansueti giri di batteria e del ridondante stridere delle chitarre, oltre questa angoscia silenziosa e avvolgente, si innalza il lato più  distruttivo dei RMFTM. In ogni singolo brano (a parte, forse, il conclusivo “Levelling Dust”) si celano dei momenti industrial, sezioni in cui i Nostri strizzano l’occhio (senza volerlo affatto nascondere) agli immortali Godflesh, soprattutto al loro ultimo lavoro Post-Self. Come in quel disco, in The Bestial Light si ricerca una fruttuosa fusione della prepotenza dell’industrial con le sonorità avvolgenti del post-punk più cupo. Una missione che può dirsi riuscita, in cui il variare dei volumi e delle distorsioni risulta repentino, ma molto coerente; ogni brano è un mantra recitato ora sommessamente, quasi a mezza voce, e che un secondo dopo degenera in una catena di esplosioni soniche, pur mantenendo una sostanziale uniformità strutturale. Oltre a questo binomio compositivo di post-punk e industrial (principalmente condensato nelle chitarre e nelle batterie), ci sono degli interventi strumentali secondari, perfettamente coerenti con le ambizioni del gruppo: basti pensare al sassofono su “Sacred Cunt Of The Universe” (canzone che trasuda atmosfere made in Neurosis) e agli sporadici attacchi dei sintetizzatori, profusi in glitch dissonanti (come su “The Bestial Light” e “Piss Christ”) o in nebbie avvolgenti e ipnotiche (“Levelling Dust”, pezzo conclusivo dalle forti tinte ambient).

The Bestial Light, in conclusione, è un album che ha molto da dire e che può facilmente affascinare ascoltatori provenienti da orizzonti musicali diversi: sia che siate estimatori del post-punk anni ’80, sublimato nell’indole oscura di gruppi come Swans e Suicide, sia che prediligiate l’industrial e lo sludge di gruppi contemporanei come Neurosis e Godflesh, i Radar Men From The Moon riusciranno ad attirare la vostra attenzione almeno su una delle loro numerose sfaccettature. Un disco che, già a partire dalla folta line up, si rivela per molti versi ambizioso e che riesce a mantenere fede alle aspettative, catapultandoci in un universo gelido, assurdo e mutevole.

Facebook Comments