RADGORATH – Dracan Dreor

 
Gruppo: Radgorath
Titolo:  Dracan Dreor
Anno: 2012
Provenienza:   Repubblica Ceca
Etichetta: Autoprodotto
Contatti: Facebook
 
TRACKLIST

  1. Beginning…
  2. Forgotten King
  3. Last Fight Of Brennos
  4. The Sign Of Goat
  5. Heathen Legacy
  6. Dragon Eyes
  7. Taint Of Holy Man
  8. Dead Fairy
  9. Dreb Naseho Rodu [traccia bonus]
DURATA: 33:07
 

Altro giro, altro regalo, altra band pagan. Un appello ai giovani: se vi venisse mai voglia di fondare una band, di comporre musica vostra, evitate il pagan. Se vi trovaste di fronte a due giostre, magari simili fra loro, scegliereste quella per salire sulla quale ci sono tre ore di coda? Sì? Siete masochisti. No? Ci siamo capiti.

La realtà dei fatti è però diversa, il movimento folk/pagan continua incessante a sfornare decine e decine di band, più o meno meritevoli, e non sembra essere mai saturo. D'altra parte, come Vasco insegna (sigh), non si comanda al cuore, ed anzi la passione che accomuna tutti i ragazzi che si cimentano nel tentativo di creare qualcosa di diverso ed originale all'interno di un mondo che sembra aver già detto tutto dieci anni fa è ammirevole, così come è ammirevole l'amore per la propria terra e le proprie tradizioni, da sempre base su cui l'intero genere ha fondato la propria esistenza.

Questa volta il nostro bucolico carro trainato da buoi ci porta in Repubblica Ceca, nei dintorni di Ostrava, non esattamente la vostra idea di metropoli, zona rurale d'origine del quintetto che risponde al nome di Radgorath. "Dracan Dreor", a cui misteriosamente la band fa riferimento come EP, nonostante i suoi otto brani (più una traccia bonus, nella versione promo a noi pervenuta) e la mezz'ora abbondante di durata, è de facto il disco d'esordio della formazione e chiarifica fin da subito i canoni estetici della loro musica. I cechi suonano un folk metal, a tratti decisamente heavy, ed a momenti invece contaminato in maniera più evidente da un death metal melodico.

La proposta, va detto, non brilla per originalità, i richiami più immediati arrivano dal folk slavo/russo degli Arkona e di altre band affini, ma non mancano influenze centroeuropee più allegre e danzerecce, Equilibrium su tutti, la cui impronta emerge nei momenti più veloci e tirati all'interno delle loro composizioni. Nonostante gli evidenti riferimenti musicali, il disco riesce a scorrere piacevolmente per tutta la sua durata senza cadere in banalità troppo evidenti, aiutato dall'ottima prova vocale del cantante, che padroneggia bene un growl corposo ed incisivo; curioso il fatto che le liriche abbiano più riferimenti alle tradizioni celtiche piuttosto che a quelle slave.

La produzione stessa, dal profumo casalingo, aiuta "Dracan Dreor" a conservare una genuinità spesso dimenticata in questo mondo musicale a favore di sound più levigati e commerciali. Di certo un lavoro un poco più accurato per mettere maggiormente in evidenza la tastiera facente le veci di strumento folkloristico ed una incisività maggiore delle chitarre avrebbero aiutato i brani ad essere meno piatti come sound complessivo, tuttavia i ragazzi han fatto comunque un discreto lavoro se si considera che ci si trova di fronte ad un lavoro autoprodotto dalla band stessa.

"Dracan Dreor" non è assolutamente un brutto disco, sebbene derivativo è ben costruito, un po' acerbo a tratti, ma piacevole all'ascolto, con tre o quattro tracce ben riuscite e, nonostante tutto, personale. Tra le canzoni più riuscite spiccano "Forgotten King", pezzo dotato di un'ottima melodia e di un bel cambio di passo a metà, e "Heathen Legacy", brano più tirato e coinvolgente. Sono canzoni come queste che indicano la direzione che la band a mio avviso dovrebbe seguire, se vuole creare qualcosa di più personale, aumentando la propria visibilità e credibilità.

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