RAGESTORM – The Thin Line Between Hope And Ruin | Aristocrazia Webzine

RAGESTORM – The Thin Line Between Hope And Ruin

 
Gruppo: Ragestorm
Titolo:  The Thin Line Between Hope And Ruin
Anno: 2013
Provenienza:  Italia
Etichetta: Autoprodotto
Contatti: Sito ufficiale – Soundcloud
 
TRACKLIST

  1. The Meatgrinder Theory
  2. Debt Ritual
  3. Polysilicotetrapropryvinylfluorethalene
  4. Moloch
  5. Idiocracy
  6. Acid Tears
  7. Interlude: Hari Seldon's Speech
  8. The Thin Line Between Hope And Ruin
  9. Soldieres Of A Lost War
  10. New World Disorder
  11. Reaching The Impossible
DURATA: 52:38
 

Per inclinazione naturale tendo ad avere in simpatia le formazioni che, anziché il solito piglio "serioso" da metallari duri e puri, non si prendono troppo sul serio, anzi fanno della goliardia un'arma del proprio arsenale. Nel momento in cui mi trovo di fronte una foto dove il chitarrista Rufio smanetta con un Game Boy Color e il cantante Marke e l'altro chitarrista Tele imprecano davanti a quello che ha tutta l'aria di essere un Super Nintendo, quindi, un sorriso scemo mi si dipinge in volto.

Dalla Val D'Aosta, i Ragestorm stampano il loro primo album completo, dopo quasi dieci anni di attività e una manciata di ep. Il tutto rigorosamente DIY: registrazioni ad Aosta e (ottima e professionalissima) produzione a carico della band stessa. Il mastering, invece, è opera delle sapienti mani dell'onnipresente Mika Jussila e dei suoi Finnvox Studios. Per fare le cose bene, la formazione si è anche premurata di inserire nel retro di copertina le istruzioni per l'uso del proprio album, più o meno riassumibili in: ascoltatelo tutto, con attenzione e non lamentatevi degli errori di traduzione, che l'inglese i ragazzi l'hanno imparato con Duke Nukem e Pornhub. Tanta onestà va ripagata, quindi, davvero, seguite le istruzioni.

Il mondo dei Ragestorm è fatto di death metal moderno, carico di groove e dalle spruzzate thrash. I suoni sono estremamente puliti e levigati, tipici delle produzioni più vicine al melodeath-metalcore post-"Slaughter Of The Soul", con un perenne riffing compatto e mai eccessivamente "estremo", anzi sempre molto accessibile e orecchiabile, spesso smussato dei suoi spigoli e orientato alla soluzione melodica. La batteria, estremamente precisa e pulita, gode di un ruolo di primo piano, da una parte perché la band non ha lesinato sul trigger, dall'altra perché il tocco di Bonny è molto vigoroso, versatile e mai ripetitivo. La voce di Marke, spesso supportata dal growl del bassista Kolla, è un altro esempio dell'accessibilità della proposta dei Ragestorm: per quanto sporca e graffiante, non si esprime attraverso grugniti inintelligibili, ma utilizza un cantato sporco vicino alle derive più moderne del metalcore à la Caliban.

La struttura dei diversi brani, ancora, offre una discreta varietà: dall'apertura diretta e "incazzata" "The Meatgrinder Theory" all'ibrido thrash con tanto di coretti "Moloch", all'interludio che farà sicuramente drizzare i capelli ai puristi "Hari Seldon's Speech", collaborazione con i produttori di elettronica tamarra Boylerz. Quest'ultima è decisamente il "momento weird" (leggi: momento scemo) dell'album, che proprio per la sua autoironia non può non divertire.

"The Thin Line Between Hope And Ruin" non è un album perfetto, soffre anzi di una certa prolissità (cinquantadue minuti di melodeath ricco di groove, per quanto divertenti, sono tanti), ma i Ragestorm ce l'hanno messa tutta e l'impegno è palpabile. Il lavoro è curato fin nei minimi dettagli, ivi compresa la massiccia parte artistica del libretto a cura di Luca Galvani, la musica è buona, il resto è accessorio.