RED CAIN – Red Cain

 
Gruppo: Red Cain
Titolo: Red Cain
Anno: 2016
Provenienza: Canada
Etichetta: Autoprodotto
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TRACKLIST

  1. Guillotine
  2. Dead Aeon Requiem
  3. Hiraeth
  4. Unborn
DURATA: 24:18
 

Cosa potrebbe mai uscire dall'unione in un unico sound del Metal sinfonico un po' Prog e un po' Power degli americani Kamelot con le atmosfere di chiara ispirazione gotica dei finnici Charon? Cosa mai potrebbe succedere se in questo calderone, poi, inserissimo anche un pizzico di vena Alternative rock-metal, ripresa diciamo dagli Alter Bridge? Suonerebbe bene? Sì, suona davvero bene, perché è proprio questo il marchio di fabbrica che i Red Cain hanno impresso sul loro EP d'esordio eponimo.

Questo breve disco, che nel complesso non supera i venticinque minuti di durata, è una piccola ma importante prova per la giovane band canadese di Calgary, che dimostra le buone doti tecniche dei vari membri e una vena creativa più che semplicemente sufficiente, come si può desumere in maniera piuttosto chiara dai vari arrangiamenti. La voce baritonale del cantante Evgeniy Zayarny si mescola bene con le magnifiche orchestrazioni offerte e si innesta agevolmente su una base di chitarre melodiche e taglienti, generando un'unione di generi interessante. Già dalla prima traccia "Guillottine", ci viene proposta questa soluzione molto melodica che, come già detto, ricorda un mix tra le sonorità dei Kamelot e quelle dei Charon, sia per il cantato calmo e la voce calda che per le orchestrazioni, le linee di chitarra e gli assoli (che vedono la collaborazione di Andrei Buldan dei The Wolf Of Transylvania come ospite). La successiva "Dead Aeon Requiem" segue maggiormente la vena più gotica dalla quale la band prende abbondantemente spunto, aggiungendo sapientemente una sezione d'archi che armonizza e valorizza piacevolmente il già massiccio tappeto di chitarre pulite e distorte, poggiate su una sezione ritmica che invece porta avanti il brano senza renderlo pretenzioso né scontato.

"Hiraeth", la terza canzone in scaletta, è stata la prima della band che ho avuto modo di ascoltare: recuperatone il nome e scoperta l'esistenza del relativo videoclip su Youtube, sono partito all'attacco. Mi ha veramente colpito da subito: l'intro di basso e il successivo riffing di chitarra molto hard'n'heavy spezzano bene con la continuità del resto dell'EP, pur senza rovinarne l'atmosfera generale, mentre la restante parte, dotata di un arrangiamento non incalzante e fortemente votato all'epico, emoziona e rapisce con un ritornello accattivante dalla melodia semplice ma d'effetto, per poi concludersi con un duetto fra chitarra acustica e chitarra elettrica che potrebbe quasi — quasi — ricordare i Blind Guardian. L'ultima "Unborn" incomincia invece inserendo l'ascoltatore in una situazione di tensione emotiva creata dagli archi, per sfociare in seguito in un arrangiamento ancora una volta ben strutturato, che spazia tra sezioni acustiche e distorte, creando massicce e imponenti atmosfere oscure, ben più reminiscenti di quel panorama gotico che più volte, ormai, abbiamo citato come punto di partenza stilistico della band.

Questo EP di debutto dei Red Cain è senz'altro un disco più che semplicemente sufficiente, una proposta che non vuole strafare ma nemmeno essere banale. Ho notato una sola piccola sbavatura in "Hiraeth" (mannaggia), una accelerazione un po' troppo marcata in una linea melodica di chitarra che sfortunatamente intacca un brano che altrimenti sarebbe stato molto più che sufficientemente gradevole, ma oltre questa piccola macchia si tratta di un lavoro pulito e ben definito. I migliori auguri per il futuro a questa band, che per me è stata una graditissima scoperta, nella speranza di risentirla presto con del nuovo materiale altrettanto oscuro e potente!

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