RED FANG – Murder The Mountains

 
Gruppo: Red Fang
Titolo: Murder The Mountains
Anno: 2011
Provenienza: U.S.A.
Etichetta: Relapse Records
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TRACKLIST

  1. Malverde
  2. Wires
  3. Hank Is Dead
  4. Dirt Wizard
  5. Throw Up
  6. Painted Parade
  7. Number Thirteen
  8. Into The Eye
  9. The Undertow
  10. Human Herd
DURATA: 42:12
 

Arrivano dalla mite Portland (Oregon) i Red Fang, quartetto formato ormai più di cinque anni addietro e con alle spalle già un full omonimo, un ep e uno split. "Murder The Mountains" è quindi la seconda prova sulla lunga distanza, uscita nientemeno che sotto le spaziose ali della Relapse.

Il nuovo parto si distacca un po' dall'attitudine più grezza e sfrontata che i ragazzi mettevano arditamente in mostra nel primo album, facendo notare una precisa voglia di crescita e di individualismo del sound. Non vi spaventate, non mancano le componenti classiche di un disco di questo tipo, anzi; queste ultime vengono però in qualche modo rimodellate e adattate in una veste lievemente più riflessiva se vogliamo, sicuramente meno impetuosa. "Murder The Mountains" è comunque un platter che presenta elementi in grado di accontentare un po' tutti gli amanti del filone musicale in questione.

Uno dei cardini più evidenti è forse la gradevolissima (e riuscita) commistione tra una certa attitudine Psych che potrebbe essere ricondotta ai Nebula, così come alla classica psichedelia sessantiana ("Malverde" e "The Undertow"), vaghi sentori Sludge distribuiti per tutto il disco e una preponderante influenza di band come Orange Goblin – nella persona di Ben Ward in particolare per quanto riguarda le vocals – e High On Fire ("Dirt Wizard" e "Into The Eye"). Vi sono poi invece tracce come "Wires" e "Throw Up" in cui si amalgamano molto bene vaghi accenni Post, piccoli richiami Melvins e, soprattutto, una godereccia preponderanza Stoner/Doom, debitrice principalmente agli immensi Sleep, asciugata lievemente da reminiscenze Queens Of The Stone Age e impreziosita dall'apporto di venature indiscutibilmente proprie del classicismo sabbathiano (particolarmente evidenziabili nel tessuto di "Number Thirteen"). Parlando di classico però, all'interno di ogni disco simile che si rispetti, non possono mancare assolutamente pezzi come "Hank Is Dead" e "Painted Parade": semplici e purissimi inni allo Stoner nella sua forma più genuina e, quindi, con richiami obbligati a gruppi come Kyuss e Fu Manchu, monumenti musicali a cui chiunque si avvicini a questa corrente deve obbligatoriamente tributare omaggio.

Ho apprezzato in maniera particolare la voce di Aaron Beam che dimostra di sapersi ben adattare ai cambiamenti umorali della musica, necessiti essa di un apporto vocale aggressivo e più rude oppure di un accompagnamento più "riflessivo".

Tirando un attimo le somme, posso semplicemente dirvi che, a mio parere, i Red Fang sono in crescita: sia che apprezziate maggiormente il loro lato più ruvido e arrembante oppure che abbiate maggior predilezione per i "nuovi" risvolti, credo che, ora come in futuro, questi ragazzi abbiano le possibilità per non scontentare nessuno di voi. Il gruppo è evidentemente alla ricerca di una propria dimensione e personalità ben definita, quindi chi può dire in che modo si evolveranno con le prossime uscite? Nel frattempo però io mi godo alla grande questo "Murder The Mountains" e, se siete appassionati del genere, credo proprio che dovreste farlo anche voi!

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