REGICIDE DECEASE – Anatomy Of Sickness

REGICIDE DECEASE – Anatomy Of Sickness

Informazioni
Gruppo: Regicide Decease
Titolo: Anatomy Of Sickness
Anno: 2011
Provenienza: Lublin, Polonia
Etichetta: Wydawnictwo Muzyczne Psycho
Contatti: MyspaceFacebook
Autore: Bosj

Tracklist
1. Intro
2. Lifeless Savior
3. Kill Your Persecutors
4. Sea Of Insanity
5. Godless Creation Of Time
6. Morbid Psychosis
7. Existence Of Void
8. Soulless Reality
9. Vortex Of The Fall
10. Krol nie Zyje (Test Fobii/Kreon cover)
11. Krol nie Zyje (with Zbigniew “Zaran” Zaranek)

DURATA: 47:17

REGICIDE DECEASE - Anatomy Of Sickness Dalla provincia polacca, per la precisione da Lublino, esordiscono sotto Psycho i Regicide Decease, fautori di una valida miscela di death e thrash metal per palati vagamente agée; anzi, per essere precisi, il disco è uscito sul finire del 2010 come autoprodotto, ma la qui presente versione riporta una tracklist risistemata e diverse modifiche.
Non fatevi ingannare: il quartetto non ha intenzione di seguire la via spianata, soprattutto negli ultimi cicli solari, da gruppi conterranei dai nomi famosi; nessun rimando tra queste note a Vader, Behemoth o Decapitated che siano. La formazione fronteggiata dal vocalist Xaos Oblivion (protagonista, tra gli altri, di un progetto tutto personale sotto questo nome sperimentale/ambient/doom e quant’altro) decide in altre parole di percorrere sentieri meno battuti, tuttavia più classici.
Nomi di riferimento per i quattro baldi signori sono infatti sicuramente: Pantera, Slayer, Death, Cannibal Corpse dell’era Fisher e tutta una serie di monickers più o meno noti che a questi big può essere variamente ricollegata.
Tanto per esemplificare, il riffing iniziale di “Kill Your Persecutors” sembra uscito dalla penna del fu Dime Darrell (che, non è un caso, figura tra i ringraziamenti del disco assieme a un certo Schuldiner), mentre alcuni passaggi di basso in primo piano ricordano tanto il signor Alex Webster. Niente di nuovo sotto il sole, insomma, ma per gli appassionati di certe sonorità c’è di che gozzovigliare.
Tra un’accelerazione e qualche sparuto downtempo, la significativa durata di “Anatomy Of Sickness” non crea grosse sorprese né esalta particolarmente, eppure si fa apprezzare per ciò che è: un disco onesto e senza alcuna pretesa. Difficilmente un ascoltatore in cerca di qualcosa di diverso, particolare o anche solo personale troverà motivi di acquisto in questo debutto, ma altrettanto difficilmente un appassionato avrà critiche da muovere al combo per le scelte compiute nella stesura e nell’esecuzione di questi undici pezzi.
Volendo essere di manica stretta, un’obiezione da rivolgere al gruppo è la mancanza di mordente tra le righe delle composizioni: il disco “tira”, certo, ma non tanto quanto dovrebbe (e potrebbe), tradendo forse una certa acerbità da parte dei musicisti in sede di scrittura, soprattutto dell’axeman Jakub Hajduk, principale creatore dei brani (oppure, interpretando alla lettera le informazioni sul booklet e prendendole per vere, la faccenda si può spiegare considerando che tutto il materiale è stato composto in una sola notte di “altered state of mind”, come da scuola Motorhead).
Concludendo, da segnalarsi la doppia cover di un pezzo della band thrash culto polacca Kreon, autrice di un unico disco nel lontano ’88; prima, appunto, eseguita dai nostri e poi riregistrata con dietro il microfono nientemeno che Zbigniew Zaranek, cantante dei Kreon stessi.
Un ascolto piacevole, ma per soli completisti e divoratori di thrash sporcato di estremismi.

Facebook Comments