Tutti a spasso con i Reido a demolire coscienze

REIDO – Anātman

Gruppo:Reido
Titolo:Anātman
Anno:2019
Provenienza:Bielorussia
Etichetta:Aesthetic Death
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TRACKLIST

  1. Deathwave
  2. The Serpent’s Mission
  3. Dirt Fills My Mouth
  4. Liminal
  5. Anātman
  6. Vast Emptiness, No Holiness
DURATA:01:00:26

Chi ci segue da un po’ saprà che siamo particolarmente affezionati alla Aesthetic Death e come il binomio formato dall’etichetta britannica e dal (funeral) doom sia una delle poche cose certe dell’esistenza, insieme alle tasse e alla morte (che accogliamo ben più volentieri). Questo finale di 2019 vede il ritorno sulle scene dei Reido, trio bielorusso il cui nome è la traslitterazione di 零度, che in giapponese e cinese significa zero gradi. La loro carriera procede in assoluta coerenza con i tempi del genere proposto: formatisi nel 2002, danno alle stampe il primo capitolo F:\all nel 2006, seguito da -11 (Minus Eleven) cinque anni dopo e da una lunga pausa protrattasi fino a oggi e di cui Anātman sancisce la fine.

L’Anātman — ovvero il Non-sé — è una dottrina buddista che rappresenta uno dei Tre Segni dell’Esistenza, insieme all’Impermanenza e alla Sofferenza: il Non-sé afferma l’assenza di un’individualità permanente, di un’anima capace di resistere al cambiamento e di sopravvivere all’inevitabile decadimento della forma fisica. È proprio su questi concetti che i Reido fondano le tematiche del loro terzo lavoro, intriso di una visione spirituale e oscura che permea i testi enigmatici, dove il costante deterioramento psicofisico è una condizione a cui l’uomo non può sottrarsi.

Nonostante i lunghi brani (escludendo “Deathwave” e “Anātman”, entrambi strumentali), il disco risulta in realtà abbastanza semplice da approcciare rispetto ad altri suoi simili, grazie a composizioni che di sicuro non gridano alla novità assoluta, ma che mostrano comunque una certa perizia: i solenni e minacciosi sintetizzatori in apertura trascinano l’ascoltatore in un vortice nero e densissimo, un funeral doom dalle forti venature death che tanto deve a gente come gli Evoken. Batteria e riffoni granitici, così come le profonde voci in growl, vengono saggiamente alternati con atmosfere meno opprimenti, in cui tastiere e chitarre in pulito riducono all’osso la desolazione dipinta dai Reido, come nel caso di “Liminal”. Le sfumature di Anātman, di questa traversata infernale verso i luoghi più reconditi dell’Io, sono piuttosto variegate e va dato atto alla formazione bielorussa di aver saputo osare in un genere dagli stilemi ben definiti: la title track arriva infatti inaspettatamente, con le sue influenze synthwave che la rendono adatta per un’ipotetica scena carica di tensione in Stranger Things. La conclusiva “Vast Emptiness, No Holiness” pone infine il sigillo, racchiudendo nei suoi quattordici minuti quanto sentito nelle tracce precedenti (synthwave a parte).

Otto anni di silenzio sono tantissimi e hanno sicuramente avuto un effetto pesante sulla maturazione dei Reido: l’identità di stampo doom è decisamente più marcata oggi che in -11, dove le ritmiche erano un po’ più movimentate e lo stile un po’ meno monolitico. Il pacchetto è impreziosito da un artwork che rispecchia alla perfezione la musica contenuta in Anātman, così come da una produzione cristallina che calza a pennello con il genere. Non un disco da ascoltare in qualsiasi situazione, ma che se vi trovate nel mood adatto svolge benissimo il suo compito, ovvero demolire la coscienza di chi ascolta.

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