RELINQUISHED – Addictivities (Part 1)

Gruppo:Relinquished
Titolo:Addictivities (Part 1)
Anno:2018
Provenienza:Austria
Etichetta:NRT-Records
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TRACKLIST

  1. Expectations
  2. Bundle Of Nerves
  3. Avalanche Of Impressions
  4. Pulse
  5. Damaged For Good
  6. Syringe
  7. Zero
  8. Into The Black
  9. Void Of My Ashen Soul
DURATA:49:07

La musica ha sempre avuto un rapporto speciale con l’arte di raccontare storie. Melodie, armonie, timbri e ritmi formano un linguaggio a sé stante, che nelle mani giuste riesce a comunicare con la sua sola forza, senza che il concetto che si vuole esprimere necessiti di essere esplicitato dalle parole. Talvolta, però, l’autore della musica sente il bisogno di parlare di un tema preciso, un tema a lui caro a cui finisce per dedicare un’opera intera: un concept album, un’idea che sembra proprio non passare di moda. Poco tempo fa vi raccontai dei Catalyst, e di quanto abbiano puntato su questo formato per il loro primo album, adesso invece parlerò di un’altra compagine progressive-death chiamata Relinquished, una band austriaca che sembra ostinarsi a voler dedicare gran parte della sua discografia a un tema specifico.

Addictivities (Part 1) ha, nelle intenzioni dei Relinquished, la funzione di aprire le danze a una trilogia di album che farà da prequel agli eventi narrati nel debutto Susanna Lies In Ashes. Una storia di dipendenza, se non si fosse capito, una storia sentita e con tutta probabilità una testimonianza di eventi vissuti in prima persona. Un concept che travalica l’album che stiamo trattando in questo momento, che diventa immanente in quasi tutta la discografia della band. Quello che ci interessa è sapere se i Relinquished siano stati in grado di trasporre il racconto in note musicali, di tradurre le parole in melodie e sensazioni. La risposta, a seguito di svariati ascolti, può essere solo positiva.

Il disco di per sé può sembrare facile, ma se si supera la melancolia posata dell’apertura affidata al singolo “Expectations” si finisce per andare incontro a un lavoro straziante. Immaginate lo stile intricato degli Opeth ristretto in una forma più concisa, che si esprime in un modo meno progressivo ma più carico di angoscia, e che procede nella sua spirale discendente fino a lambire atmosfere care al black metal atmosferico. L’accoppiata composta da “Damaged For Good” e “Syringe”, che va a costituire il cuore della scaletta, mette in pratica tutto ciò che è stato descritto fino a ora con uno slancio verso il dolore che rimane autentico. Segnalo anche la conclusiva “Void Of My Ashen Soul”, che mescola una lentezza al limite del doom e la arricchisce di feedback di chitarra, che ci strisciano dentro con l’irregolarità del noise.

Il lavoro dei Relinquished è soddisfacente, sostenuto dall’abilità dei musicisti di narrare con la musica ancor prima che con le parole. L’album ha composizioni dinamiche, dettagliate, per quanto possano sembrare facili di primo acchito, perciò darà il massimo solo nei casi in cui gli venga dedicata la dovuta attenzione. Intanto mi auguro di potervi parlare presto dei due tasselli restanti della trilogia, sperando siano ulteriori passi avanti.

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