REQUINOX – Through The Eyes Of The Dead

REQUINOX – Through The Eyes Of The Dead

Informazioni
Gruppo: Requinox
Titolo: Through The Eyes Of The Dead
Anno: 2012
Provenienza: Norvegia
Etichetta: Autoprodotto
Contatti: facebook.com/Requinox
Autore: Mourning

Tracklist
1. Mr. Mad Murderer
2. Literally Horror
3. Diabolical Equinox
4. Jack The Ripper
5. Jackie The Stripper
6. Dance Of The Dragon
7. Shadowland
8. True Barbarian
9. Fall Of An Empire
10. End Of The World
11. Shadowland [versione acustica]

DURATA: 51:17

I norvegesi Requinox spuntano un po’ dal nulla, come capita ormai sempre più di frequente sono i giri su Internet più che il passaparola a permetterti di conoscere formazioni delle quali non avevi la minima idea che esistessero. Il quintetto composto da Kenneth Fjeldstad (voce e chitarra), Ola Øverli (basso), Kim Rognerud (batteria), Terje Teigen (chitarra) e Eirik Grue (chitarra) ha sfornato sul finire del 2012 il proprio debutto intitolato “Through The Eyes Of The Dead”. Si tratta di un disco che, partendo dalle solide basi di artisti del passato quali Metallica, Iron Maiden, Black Sabbath e aggiungendo un pizzico dei Therapy?, ci consegna una band in buona stato di forma, capace di dare vita a brani piacevoli, anche se ancora sin troppo ancorata alle influenze dei nomi citati — che divengono spesso vincolanti — e alla quale in alcune occasioni manca il gancio adeguato per superare la barriera del “sei” canonico.

L’album offre un paio di canzoni in cui viene sfoderato un buon piglio come “Mr. Mad Murderer” (posta in apertura) e l’accoppiata che vede susseguirsi “Jack The Ripper” e “Jackie The Stripper”, altre con un ritornello indovinato (si vedano la gradevole “Literally Horror”, dotata di un coro di bambini, e la più intensa “Dance Of The Dragon”), altre ancora nelle quali filtrano a dovere le lievi inflessioni sudiste tipo “Diabolical Equinox” o l’atmosfera diviene più riflessiva e malinconica in stile “Shadowland”. In questo pezzo di per sé già buono fa la propria comparsa la voce femminile di Kaja Alfsen Fullman, a mio avviso valorizzata al meglio nella versione acustica posta in chiusura di scaletta, nulla di realmente trascendentale, tuttavia una compagnia che svolge il suo compito, mostrando di essere in possesso di un buon potenziale da sfruttare in futuro.

Strumentalmente i Requinox non hanno granché da farsi perdonare, la prestazione non ha grosse sbavature né picchi d’eccellenza, il fatto che non vi siano delle tracce capaci di elevarsi dal mucchio, acquisendo un ruolo trainante (“Fall Of An Empire” potrebbe essere una candidata, ma sul lungo periodo perde parte del suo appeal), appiattisce un po’ la situazione e limita il complesso, nonostante un più che discreto Kenneth dietro al microfono — che in certi momenti ricorda alla lontana Paul Stanley dei Kiss — e Terje che si fa apprezzare anche in fase solistica, ad esempio in “True Barbarian”.

Tirando le somme, come inizio non c’è male: “Through The Eyes Of The Dead” è un primo passo che serve a gettare le fondamenta su cui costruire l’avvenire discografico. Probabilmente dal vivo i Requinox saranno capaci di dimostrare il reale valore della musica sinora composta, quindi se vi capitassero in zona, date loro una chance. Vi invito a fare altrettanto anche con il loro disco.

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