RESTLESS OBLIVION – Sands Of Time

 
Gruppo: Restless Oblivion
Titolo:  Sands Of Time
Anno: 2014
Provenienza:  Russia
Etichetta: Solitude Productions
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TRACKLIST

  1. Deadline Of Essence
  2. Edge Of Existence
  3. Resolution Of Slavish Pain
  4. Like The Hope Of Escape
  5. Sands Of Time
  6. Our Tunnel Light
  7. Sin Of Pure Life
DURATA: 57:57
 

La Solitude Productions sembra non esaurire mai il bacino di band connazionali a cui attingere: i Restless Oblivion sono l'ultima di una lunga serie di frecce che l'etichetta russa ha aggiunto al proprio arco nel passare degli anni. Il quintetto di Voronezh, nella Russia sud-occidentale, ci delizia con un debutto a tutto tondo, preciso, compiuto e un po' ruffiano: insomma, un disco di genere perfettamente riuscito. Nonostante la formazione del progetto risalga ormai a cinque anni fa, "Sands Of Time" è il primo parto a nome Restless Oblivion; parto che, peraltro, dev'essere stato travagliato, considerando che il disco è stato pubblicato a marzo 2014, ma la registrazione risale all'autunno del 2012. Di fatto, il risultato raggiunto è valso la pena di aspettare tutto questo tempo.

La proposta del gruppo russo è presto individuata in un gothic-doom molto melodico, di evidente ispirazione Draconian e affini; i sette brani (senza considerare intro e outro, peraltro non segnalate nel libretto e dunque non riportate in scaletta qui accanto) sono tutti molto lenti e "tastierosi", nonostante la formazione a quanto pare non abbia al suo interno un tastierista. Le chitarre non raggiungono mai gli abissi delle contaminazioni death metal, rimanendo in genere "facilmente" digeribili anche a chi non bazzica certe correnti musicali, mentre la voce di Ivan Voitov si esprime in un buon growl, seppur non particolarmente vario. "Resolution Of Slavish Pain" è con tutta probabilità l'episodio più oscuro e "cattivo" dell'intero album, con un riffing decisamente roccioso e una prestazione dietro al microfono più asciutta e al limite dello scream.

A proposito della voce, tuttavia, viene a galla l'unico vero difetto di "Sands Of Time", ossia i versi cantati: i testi dell'intero album sono infatti scritti in quello che penso sia l'inglese più sgrammaticato e sconclusionato che mi sia mai trovato di fronte. Io continuo, nel mio piccolo, a perorare la causa del cantato in lingua madre laddove possa evitare figuracce. Chiusa questa parentesi, ciò che rimane è un più che valido lavoro sguazzante nel doom e nelle sue derivazioni, non a caso edito dalla stessa etichetta che si occupa ora di Doom:Vs.

Melodia, malinconia e un'ottima produzione ci traghettano attraverso toni cupi e cieli plumbei. Il viaggio dei Restless Oblivion è appena cominciato, ma fin d'ora la rotta si rivela interessante.

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