RETRO GRAVE – Again

RETRO GRAVE – Again

Informazioni
Gruppo: Retro Grave
Anno: 2010
Etichetta: Upland Records
Autore: Mourning

Tracklist
1. Intro
2. Monstah
3. Lie Quickly Down
4. Mind March
5. Liar
6. Dead Ol Harp
7. Belly Crawl
8. Bad Train
9. So So Souls
10. Doldrums
11. Abomination
12. Entropy

DURATA: 58:41

RETRO GRAVE - Again Retro Grave è il solo project che vede come mastermind il batterista Jeff “Oly” Olson, il nome non risulterà sconosciuto di sicuro a chi mastica metal da un po’ perché si sta parlando del drummer dei mitici doomster Trouble nel loro periodo d’oro.
In effetti è da quelle coordinate sonore che prende vita questa nuova avventura, il vissuto e l’anima dell’album “Again”, primo full uscito nel mese di febbraio, sono prettamente retrò, attingono ripetutamente da un background musicale di fine anni Settanta sapientemente miscelato con soluzioni epicheggianti della prima decade ottantiana, ma non si limiterà a questo.
Un lavoro completo che sa essere corposo e massiccio quanto variegato e sognante, c’è tanta carne al fuoco nell’operato di “Oly”, fraseggi scuri e grevi sembrano preannunziare una vicina apocalisse, altri tendono a viaggi ampi, espansi in stile space, altri ancora impongono una progressione e dinamicità espressiva che par essere un fiume in piena.
Se non sapessi che il disco è di quest’anno (nel 2009 si poteva trovare solo tramite download) ascoltando “Mind March” come potrei non pensare di esser tornato nel 70′?Il platter possiede movenze feline, è intrigante, si muove di soppiatto per graffiare quando meno uno se l’aspetti ed ecco infatti che vien fuori una heavy “Liar” a darci una sonora sveglia stranamente seguita da una desolante e tombale “Dead Old Harp”.
Con “Bad Train” tracce dei Pink Floyd più acidi si fanno vive, la sua particolare atmosfera è di quelle che acide colpiscono rimbalzando per le pareti del cranio senza sosta.
Se continuando l’ascolto è quasi inevitabile parlare di “So So Souls” o di ciò che le succederà visto che sia “Doldrums” che “Abominations” sono due pure perle, è con “Entropy” la canzone più lunga e accattivante del platter che i Retro Grave fanno un centro di portata strabordante.
Non vi erano stati sinora cali o distrazioni ma questi dodici minuti e mezzo racchiusi nell’episodio conclusivo sono l’esaltazione stessa di quanto le nostre orecchie han già potuto godere, dall’incedere umoralmente altalenante, fortemente influenzata dal rock progressivo si slancia trovando in più punti un contatto intimo e sofisticato.
La batteria ha un ruolo preponderante nel suo evolversi sempre maggiormente ricco e diversificato, un punto che sicuramente ha in comune con le altre tracce è l’uso fantastico dell’organo, adorna con i suoi tappeti sconfinati e delinea “Entropy” sino all’ultima nota scandita.
Dal punto di vista prettamente strumentale non si può non notare il lavoro svolto dal drummer sul proprio strumento madre, agile, possiede un continuo sviluppo avvallando soluzioni sia minimali sia di esecuzione ricercata con una naturalezza e tocco degni di chi ha vissuto giorno per giorno dietro le pelli.
“Again” non ha riempitivi, non ha innovazioni, se ne frega letteralmente di ciò che è il nuovo, è un album che guarda indietro facendo rivivere sensazioni che solo i grandi che hanno vissuto quel periodo hanno saputo regalare, Jeff “Oly” Olson era ed è fra questi.
Acquisto caldamente consigliato per chi ama la corrente più classica del doom.

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