RETURN FROM THE GRAVE – Gates Of Nowhere

 
Gruppo: Return From The Grave
Titolo:  Gates Of Nowhere
Anno: 2014
Provenienza:   Italia
Etichetta: Argonauta Records
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TRACKLIST

  1. Intro
  2. Words In Words
  3. Center Of The Will
  4. The Rage Of Rays
  5. Uncovered Faith
  6. River In The Sky
  7. Inside Human's Soul [traccia bonus]
DURATA: 36:07
 

Oltre le terre che lambiscono Venezia… I Cancelli del Nulla. Almeno, questa pare essere la visione palesatasi ai Return From The Grave, che proprio nella provincia veneta sono stati concepiti, ottimamente rappresentata sulla suggestiva copertina del secondo album "Gates Of Nowhere". La volontà di sondare coraggiosamente quelle nebbie caliginose e quelle acque turbolente che stanno al di là dei Cancelli, e che paiono in realtà essere burrasche della mente ancor più che insidie naturali, ha portato benefici evidenti in seno alla scrittura del gruppo, che abbandona qui i classici riferimenti tematici horror del primo disco per trasfigurarli in ben più personali slanci nella tenebra interiore. Sondare le nebbie dell'animo è una faccenda molto doom, e quando la tensione all'astratto arriva a toccare le corde dell'ispirazione amalgamandosi al miglior stoner-doom, come quello coriaceo e autentico proposto dalla band, beh, il risultato raggiunge la qualità trascendente propria delle migliori opere del genere.

Il primo impatto, varcati i cancelli della placida introduzione arpeggiata, è quello poderoso dell'onda d'urto del marasma sonoro. L'album risplende nella sua gloria totalmente analogica: le chitarre macinano groove doom ammantati di metallo, il basso è una corda tesa tra i tamburi della batteria e fa sfrigolare le valvole degli amplificatori come nei migliori album degli anni Settanta. La voce, carica di riverbero, è spettrale e persa nella tempesta sonora innescata dagli strumenti. Intona melodie poco pronunciate, ma possiede un'innata carica rock, ben udibile tra le ovvie modulazioni di sabbathiana memoria, che sicuramente val la pena di approfondire.

Al secondo passaggio oltre i cancelli il percorso inizia a farsi più definito. Quegli accordi ipnotici che fanno capolino tra lo stantuffo ritmico rivelano fonti d'ispirazione rock che vanno sicuramente al di là del doom e rendono la musica della formazione più personale ed elegante. Quelle melodie vocali distanti, adagiate sicure tra le spirali rabbiose di brani quali "Words In Words" e "The Rage Of Rays", accennano una certa tensione epica ed echeggiano di un disagio sentito e mai scontato. È ricco di sfumature e dettagli il fiume di note che scorre tra i solchi di questo album, e si ha la certezza che un terzo ascolto possa svelare il cuore dell'opera.

Ancora una volta si oltrepassano dunque i purpurei cancelli, con passo sicuro lungo il sentiero faticosamente tracciato tra le nebbie e, giunti alla fine delle tappe marcate dalla scaletta di sei brani di "Gates Of Nowhere" (più traccia bonus), si intravede finalmente nitida la statura monumentale di una composizione come "River In The Sky" che, nel suo catartico incedere heavy-psych, possiede una carica spirituale degna delle migliori partiture dei Saint Vitus, dei Trouble, degli Alice In Chains. Dei classici, insomma. Ed è la pura realtà, nessun riverbero delle nebbie o allucinazione sonora.

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