RITUALS – Rituals | Aristocrazia Webzine

RITUALS – Rituals

Informazioni
Gruppo: Rituals
Titolo: Rituals
Anno: 2012
Provenienza: Phoenix, Arizona, U.S.A.
Etichetta: Replenish Records
Contatti: facebook.com/ritualsphx
Autore: Advent

Tracklist
1. Cognitive Dissonance
2. Kubler-Ross Model
3. Induced Compliance Paradigm
4. Takotsubo Cardiomyopathy
5. It Was All Very Sudden

DURATA: 44:24

RITUALS - Rituals Quanti nomi stiamo vedendo passare ultimamente dietro l’etichetta post-metal? I Rituals non sono i primi e non saranno neanche gli ultimi, ma c’è un motivo in più per ascoltare loro?
La prima nota positiva sta nell’oscurità della proposta. Post-rock? Se proprio ce ne deve essere i Rituals lo vogliono far arrancare lentamente, con una ripetitività volta ad intrecciare con le nostre percezioni un rapporto intimo, verso un epilogo melmoso, dall’interno del quale l’unica luce proviene da piccole fessure tra le possenti ma marce cortecce di cipressi calvi che oscurano anche la notte. Musicalmente lo stile non è nuovo, le atmosfere sono simili a quelle create da gruppi come Overmars, HKY, Nahrayan, Forgotten Tomb. Le inclinazioni sullo stoner/drone ricordano i Bongripper, la voce è satura come quella degli Indian o dei This Gift Is A Curse anche se molto più bassa e soffocata.
I pezzi sono dotati di calma apparente pronta a volatilizzarsi grazie a riffoni cavalcati da chitarre fischianti, la voce di un uomo che si contorce durante uno strangolamento, e poi: gli strumenti che descrivono lentamente la marcia remota e silenziosa della natura trasmettendo il formicolio sottoterra delle radici sepolte. Sarebbe sbagliato nominare una canzone specifica, sono tutte legate da una ragnatela invisibile ad una certa luce ma sapientemente architettata.
Un esordio retto da colonne semplici, ma dotate di scanalature profonde sulle quali è cresciuto del muschio, sul quale strisciano gatte pelose.
La cosa più piacevole per gli amanti di questa ultima ondata doom continua ad essere l’estetica del suono: perfidamente buio. Come i Rorcal che appaiono sempre più malefici, anche i Rituals sono impregnati di un interesse esoterico che mesto alla malinconia li rende “totally black”; non siamo ai livelli compositivi dei Suffocate For Fuck Sake o dentro i tunnel dei Terra Tenebrosa, i Rituals masticano più sludge che altro, ma come primo full-lenght si sanno già far valere. Volete proprio un assaggio di questo self-titled? Prendete questo full-lenght, lasciate che il terremoto doom/post-hardcore parta dalla vostra testa, lasciate che si propaghi nell’aria della vostra stanza, lasciate che le pareti cadano a pezzi, non mettetevi ad osservare passivamente l’universo che trema con voi, siate un tutt’uno con la musica. E ancora: fatevi una bella canna. Qua di stordimento ce n’è per tutti.