Riven - Cretaceous | Aristocrazia Webzine

RIVEN – Cretaceous

Gruppo: Riven
Titolo: Cretaceous
Anno: 2022
Provenienza: Belgio
Etichetta: Autoprodotto
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TRACKLIST

  1. 66 Million Years Ago
  2. Cretaceous
DURATA: 20:32

Forse gli anchilosauri non rientrano fra i dinosauri più imponenti e maestosi, ma vederne uno sulla copertina di un disco non può che incuriosire, tanto più se poi si scopre che il disco in questione è un EP funeral doom incentrato sul Cretaceo. L’ideatore di Cretaceous (titolo piuttosto eloquente) viene dal Belgio e si chiama Tom Mesens, mente e braccio del progetto Riven. Per quanto il suo interesse per la Storia accompagni la discografia della sua one man band sin dal 2017, nei primi tre lavori Tom si è occupato dell’epoca medievale e solo recentemente ha deciso di optare, invece, per tematiche legate alla Preistoria.

Cretaceous si compone di due tracce, la cui durata si aggira intorno ai dieci minuti, in piena sintonia con i dettami del funeral doom. Per quanto le note di accompagnamento chiariscano come Riven voglia avvicinarsi a gruppi oscuri ed evocativi quali Pantheist e Ahab, l’EP suona molto più crudo e minimale rispetto alle band appena citate, non solo dal punto di vista della registrazione in sé, ma anche per le frequenti deviazioni verso l’ambient che riescono solo in parte a spezzare la pesantezza oscura generale. Il minimalismo che pervade Cretaceous rappresenta un’arma a doppio taglio: da un lato la crudezza del sound aiuta l’ascoltatore a calarsi in un mondo roccioso che rappresenta un ritratto verosimile dei paesaggi del Cretaceo. Dall’altro, fatta eccezione per le parentesi ambient che fanno capolino qua e là, si avverte troppo la mancanza di quella componente atmosferica che, a mio avviso, in molti casi aggiunge un fascino particolare alle opere che già vorrebbero trasmettere una certa carica evocativa a chi ascolta.

A onor del vero, non affermerei che Cretaceous sia un’uscita da bypassare allegramente, perché le buone idee non mancano: per esempio la title track offre dei cori solenni ben riusciti, mentre ho apprezzato particolarmente l’intro “66 Million Years Ago”, con le gocce d’acqua che colano inesorabili e creano efficacemente la sensazione di trovarsi in una foresta bagnata dalla rugiada.

Tirando le somme, Cretaceous non è esattamente un capolavoro eccelso che entrerà nell’Olimpo del doom funereo; tuttavia, sono convinta che Tom e il suo progetto Riven possano fare dei passi avanti e continuare a percorrere il sottobosco dell’underground con la stessa sicumera con cui un anchilosauro affamato si appresta a divorare un’inerme felce.