ROHESFLEISCH / MINAS ITHIL – Melt Soul To Blood

 
Gruppo: RohesFleisch / Minas Ithil
Titolo:  Melt Soul To Blood
Anno: 2012
Provenienza: Italia
Etichetta: Mother Death Productions
Contatti: Facebook Etichetta
 
TRACKLIST

  1. RohesFleisch – Underskin Cold Beauty
  2. RohesFleisch – Life Dressed In Red
  3. RohesFleisch – Leave Your Hope
  4. RohesFleisch – The Art Of Torment
  5. RohesFleisch – Emperor Of The Almighty Black Thorn
  6. Minas Ithil – Loneliness
  7. Minas Ithil – The Magical City
  8. Minas Ithil – Ruin
  9. Minas Ithil – Moon, Queen Of The Night
  10. Minas Ithil – Light Never Shines
DURATA: 52:25
 

RohesFleisch e Minas Ithil: questi due monicker vi dicono qualcosa? No? Bene, sappiate che nemmeno io ero a conoscenza dell'esistenza di tali progetti nel sottosuolo nostrano, progetti di recente formazione che per questa uscita hanno unito le forze per presentare un prodotto profondamente correlato negli intenti ma notevolmente differente nelle sue sfaccettature.

La prima parte dello split che mi accingo a portare alla vostra attenzione, intitolato "Melt Soul To Blood", è ad opera del duo che si cela sotto il nome RohesFleisch e prende il via con "Underskin Cold Beauty", episodio composto da atmosfere disturbanti e tenebrose a base di sintetizzatori liquido/astrali e bassi riverberi di chitarra, i quali riportano un po' alla mente le composizioni malate e ferrugginose dei The Axis Of Perdition e che, poco dopo, esplodono in un assalto alle nostre fondamenta psichiche, assalto architettato tramite una malevola alternanza tra sfuriate violente e rallentamenti mortiferi che saturano la mente con immagini di desolante alienazione. "Life Dressed In Red", "Leave Your Hope" e "Emperor Of The Almighty Black Thorn" si appoggiano invece ad un riffing lievemente più classico ma dissonante (immaginate che i migliori Deathspell Omega si fossero alleati con La Division Mentale e Alien Deviant Circus con l'intento di spazzare via il mondo intero), dall'andamento maledettamente apocalittico e devastante, nonostante una percettibile inclinazione melodica che, comunque, non fa altro che incrementare il carico di distruzione trasmesso. Da notare soprattutto quanto la parte effettistica inglobata nel Black Metal dei RohesFleisch sia curata in maniera davvero terremotante, merito anche di certi arrangiamenti altamente estranianti (la ferocia marziale di "The Art Of Torment" la ritengo emblematica in tal senso) che stritolano ogni nostro residuo di umanità e tramutano la mente in un antro inospitale e infestato da presenze oscure e terribili.

Con i sensi ancora dilaniati, ci inoltriamo ora nella parte di split riservata a Minas Ithil. Sono davvero poche le informazioni che ho potuto reperire al riguardo di questo progetto che pare essere in realtà una one-man band. "Loneliness" apre la seconda parte dell'opera con un approccio più votato all'Ambient, un universo in cui suoni di origine naturale (lupi ululanti, acque che scorrono e altri animali che fanno udire la propria voce) sembrano volerci immergere in una profonda e remota valle racchiusa tra vette inaccessibili; tutto sembra molto differente rispetto a quanto mostrato finora dai RohesFleisch però, in realtà, il nuovo percorso si configura semplicemente come un'altra faccia della stessa, nerissima medaglia quando sopraggiunge "The Magical City". L'atmosfera diviene più soffusa e ipnotica ma la chitarra ronza in maniera comunque nervosa e intimamente agitata da una sensibilità fosca e scura in cui un profondo e minaccioso oceano spirituale lascia udire lo sciabordio delle sue maree. Davvero emozionante, poi, la venatura trionfale e quasi epica di "Moon, Queen Of The Night" in cui si insinuano lievi echi Nokturnal Mortum e in cui è quasi palpabile l'alone mistico conferito anche dai momenti in cui è una voce femminile ad elevare odi alla luna. Un ulteriore punto sicuramente a favore di Minas Ithil è l'evidenza in cui in "Ruin", ad esempio, viene posto il basso (cosa tutt'altro che scontata in ambito Black Metal), il quale offre una corposa e immensa tangibilità all'enorme portata emotiva del sound.

Devo ammettere che non sono soddisfatto di ciò che ho scritto… e non mi guardate come se fossi un idiota, ora vi spiego la semplice motivazione di tale affermazione: "Melt Soul To Blood" è un prodotto talmente emozionale e profondo che ritengo sia quasi impossibile affidargli un corrispettivo linguistico. Ciò che ci viene proposto da queste due realtà ferisce e infetta le più recondite zone dello Spirito e soltanto il contatto diretto può offrirne un quadro chiarificatore. Attenzione però: l'edizione curata dalla Mother Death Productions è limitata a soli cinquanta pezzi e quindi sarà meglio che vi diate una mossa per accaparrarvene una. Non c'è via d'uscita, non si torna più indietro quando l'Anima è ormai legata al Sangue.

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