RORCAL – Heliogabalus

 
Gruppo: Rorcal
Titolo:  Heliogabalus
Anno: 2010
Provenienza:  Svizzera
Etichetta: Division Records
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TRACKLIST

  1. Heliogabalus
DURATA: 01:10:32
 

"Heliogabalus" mi spaventa. È stato fatto per farmi andare in panico. I Rorcal in questo ultimo album ti chiudono e ti fanno morire di claustrofobia. La voce roca esibisce uno scream terrificante che si staglia su un desolato terreno drone-doom.

Il loro è un approccio all'assoluto, al nulla-infinito. Descrivibile come oscuro, pesante e chiassoso. Il fragore con il quale narrano il decadimento della civiltà imperiale romana è clamoroso. La traccia è una, ma è divisibile in parti definibili, dopo dieci minuti di teaser (screams, percussioni e riff che lapidano l'attesa come pietre), una teatrale intro da inizio allo spettacolo con epicità.

I tom vengono battuti come se stessero preannunciando un lungo e decisivo scontro, i synths striduli nascono e muoiono come in un ciclo. Quando il basso prende parte al gioco la battaglia non è ancora scoppiata, una volta innescata sono le fiamme del growl ad accendere il concept. Il genere è lo stesso devastante di band come Battlefields o Black Sheep Wall, ma si tratta di vicinanze stilistiche e non di clonazioni.

La infinitesimale componente melodica è sopraffatta da uno sludge che se per definizione è sporco in questa release è anche lacero, il doom fa comunque da protagonista con il suo classico movimento altalenante. Costruisce e sopprime, a rendere più vivo lo scorrere dei minuti interviene una tastiera che rende più enfatici i momenti drammatici dell'illustrazione. Dopo più mezz'ora la prima parte muore, letteralmente.

Tutto svanisce e si riparte mettendo nuovamente a dura prova l'ascoltatore con l'accettazione passiva dell'estrema violenza della proposta. Ogni strumento suona per distruggere, e quando si sfiora il nichilismo ecco che si percepisce un pre-epilogo drone-ambient. Difficile negare che la band abusi di pedaliere ed effetti propri degli strumenti, ma è modo condiviso da tutti i gruppi post-metal, tranne il fatto che in mezzo a quel mucchio di gente i Rorcal sono i più incazzati, rifiutando ogni forma di leggerezza melodica. L'atmosferico innesto ambient dona una piaga consolatrice all'organismo pezzente partorito che però si riprenderà con uno splendido vocale.

Gli intrecci sottili di chitarra attorniano un cantato apocalitticamente sublime. Gli arpeggi graffianti presenti fanno cogliere all'ascoltatore ogni spiraglio di melodia, che appena percepita procura un'elevata catarsi. Anche se questa mostruosa one-track-album è dura da digerire c'è una struttura finale che addolcisce abbastanza il piatto servito crudo, la freddezza con la quale assassinano i minuti più leggeri è esplicativa. La luce non entra in casa Rorcal.

"Heliogabalus" è massivamente ossessivo, soppesare questa caratteristica è impossibile. Perfetto o orrendo che sia va ascoltato obbligatoriamente a volume massimo, per questo consiglio di rubare le cuffie più potenti che vedete, o di sfondare la casa (non solo i vetri della casa, ma le pareti, i mobili e il resto) a colpi di surround. Da comprare per il vostro peggior nemico o in caso siate auto-lesionisti, buona fortuna e buon divertimento.

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