Rotten Brain - Rotten Brain

ROTTEN BRAIN – Rotten Brain

Gruppo:Rotten Brain
Titolo:Rotten Brain
Anno:2020
Provenienza:Francia
Etichetta:Autoprodotto
Contatti:Bandcamp  Instagram
TRACKLIST

  1. Beauty Of Decay
  2. Embedded On Grave
  3. Man In The Madhouse
  4. Theater Of Horror
  5. Torture
  6. A Slow Agony [traccia bonus]
DURATA:24:27

Capire se un gruppo death metal suona abbastanza mortifero è semplice: se la band in questione riesce a evocare nella mente immagini degne di un film di Romero, allora vuol dire che ci troviamo sulla strada giusta. A voler essere precisi, dal punto di vista cinematografico i francesi Rotten Brain affermano di ispirarsi maggiormente alle disturbanti opere sperimentali del regista tedesco Jörg Buttgereit, come Der Todesking e Nekromantik,. Questo non cambia molto la sostanza tangibile all’ascolto delle tracce contenute nella demo Rotten Brain, emersa dalle ceneri di un anno nefasto come sappiamo bene è stato il 2020: dalle prime note di “Beauty Of Decay”, è la palese la grande devozione nei confronti del death cadaverico e putrido degli anni Novanta, non privo di una certa predilezione per i riff tombali prettamente doom, che troviamo fra l’altro nel brano citato.

In effetti, il duo formato dal polistrumentista Darkness Prevails e dal batterista Eddy Polo ha indubbiamente ben chiaro cosa significhi suonare del death ben stagionato e putrefatto a sufficienza: la sensazione complessiva che trasmette la demo coincide con quanto auspicato dai Rotten Brain nelle note introduttive che accompagnano l’opera, cioè quella di uno zombie spietato che avanza lentamente verso l’ascoltatore e sferra attacchi brutali. Tra riff macilenti che richiamano mostri sacri come i Deicide senza scopiazzarli e una sezione ritmica possente, in cui i cambi di tempo non risultano quasi mai scontati, complessivamente la prova della band è convincente, le buone idee non mancano e l’esecuzione è altrettanto soddisfacente, scongiurando il pericolo di cadere nella banalità in un genere non certo privo di esponenti. Fra i brani a mio parere più riusciti ci sono “Man In The Madhouse”, “A Slow Agony” (inserito come bonus) e “Torture”, nel quale ho apprezzato particolarmente il basso.

Tirando le somme, i Rotten Brain non hanno originalità da vendere, però è giusto riconoscerne comunque la personalità più che valida. Il duo si presenta come un progetto adatto ai padiglioni auricolari di chi apprezza il death nella sua accezione più cadaverica (preferibilmente con intrusioni doom) e guarda al virtuosismo tecnico con la stessa voracità con cui uno zombie approccerebbe un’insalata. Non ci resta che attenderne la prossima riesumazione.

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