Rotten Crows - Narcissus | Aristocrazia Webzine

ROTTEN CROWS – Narcissus

Gruppo: Rotten Crows
Titolo: Narcissus
Anno: 2024
Provenienza: Italia
Etichetta: Autoprodotto
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TRACKLIST

  1. Between Glass Flakes
  2. Another Step
  3. In Deathbeds
  4. Beyond My Shadows
  5. When I Wake Up
  6. Carnage Party
  7. In My Interior
DURATA: 33:49

Già un paio di anni fa mi ero imbattuto nei Rotten Crows, ai tempi dell’album d’esordio The Other Part Of The Sky, caratterizzato da buone idee ma anche da margini di miglioramento, soprattutto sotto l’aspetto concettuale. Forti di questa esperienza pregressa, i giovani romani hanno pubblicato il mese scorso il loro secondo capitolo su lunga distanza, intitolato Narcissus, che tratta nuovamente tematiche introspettive che vengono espresse sotto forma di un black metal piuttosto articolato e con alla base un impianto progressive.

All’interno dei Rotten Crows convivono ancora più anime: una smaccatamente black metal e selvaggia, e un’altra più meditativa e sperimentale, coniugate da un certo interesse per una teatralità di fondo. La definizione di progressive black metal, tuttavia, non riguarda solo le sonorità, quanto anche la capacità del combo romano di viaggiare attraverso il concept stesso, dando l’impressione che il disco proceda per capitoli, singoli pezzi che rendono il tutto maggiore della somma delle sue parti. Al pari del debutto, un aspetto preponderante è la presenza vocale: Ravenecrolust, dietro il microfono, sfoggia infatti una prova molto espressiva e versatile, anche più del passato, districandosi tra uno scream acidissimo di matrice old school — che potrebbe non piacere a tutti — e parti quasi recitate. Ho apprezzato molto anche i riff più diretti, di retaggio scandinavo e dalla buona presenza melodica (vedi “Beyond The Shadow”, forse il pezzo più riuscito del lotto), oltre che una sezione ritmica decisamente ben scritta, sia per quanto riguarda la batteria che il basso.

Proprio il ruolo del basso, udibile e dotato di linee a tratti piuttosto indipendenti, aiuta a rendere quasi sinuoso l’intero album con i suoi suoni avvolgenti, tanto che mi sono venute in mente certe soluzioni di quei gruppi black metal sperimentali norvegesi degli anni Novanta, penso a Ved Buens Ende e Fleurety, anche se sono riferimenti da prendere con le pinze vista la diversità della proposta in generale. C’è anche da dire che il disco è sufficientemente omogeneo ma ogni traccia possiede le proprie peculiarità, cosa che aiuta a rendere l’opera piacevolmente scorrevole e mai ripetitiva, esaltandone la vocazione eminentemente progressive. In definitiva, Narcissus è un album che sa essere teatrale e progressivo nel senso reale del termine, che si piace ma che  — evidentemente al contrario dello stesso Narciso — non si specchia eccessivamente in sé stesso, riuscendo a coniugare tradizione e contemporaneità attraverso un’interpretazione personale e anche piuttosto matura — specialmente in virtù del fatto che qui si parla di una band senza un contratto discografico e con scarsa presenza online.

Se da un lato questa ricchezza compositiva appare per certi versi sorprendente per una band giovane e sconosciuta su larga scala, non posso però dire altrettanto per quanto riguarda certe scelte effettuate dagli stessi Rotten Crows in sede di immaginario ed estetica. Pur premiando a pieni voti la loro musica, infatti, non posso fare a meno di notare certi aspetti di contorno che potrebbero essere decisamente migliorati. La copertina — che immagino sia generata tramite intelligenza artificiale — lascia intendere vagamente quale possa essere il concept, tuttavia dà l’impressione di essere sviluppata in maniera molto frettolosa e sbrigativa, con un risultato fin troppo low-effort. Così come l’idea di autoprodursi l’album tramite la sola distribuzione streaming non mi sembra riesca a favorire una diffusione capillare della band, anche se questo può essere inteso come un segno dei tempi che corrono.

In definitiva, certo, è la musica ciò che conta, e su questo i Rotten Crows sono una band decisamente interessante e da scoprire. Spero, però, che in futuro la band romana riesca a curare meglio tutti i dettagli che ruotano intorno agli aspetti più squisitamente musicali. Sarebbe un peccato, infatti, non vedersi tradurre concretamente tutte le — ottime — potenzialità della band, che ha certamente le carte in regola per costruire qualcosa di personale e duraturo.