Rotting Christ - Pro Xristoy | Aristocrazia Webzine

ROTTING CHRIST – Pro Xristou

Gruppo: Rotting Christ
Titolo: Pro Xristou
Anno: 2024
Provenienza: Grecia
Etichetta: Season Of Mist
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TRACKLIST

  1. Pro Xristou (Προ Χριστού)
  2. The Apostate
  3. Like Father, Like Son
  4. The Sixth Day
  5. La Lettera Del Diavolo
  6. The Farewell
  7. Pix Lax Dax
  8. Pretty World, Pretty Dies
  9. ᛦᚵᛑᚱᛆᛋᛁᛚ (Yggdrasil)
  10. Saoirse
DURATA: 46:02

Una delle poche certezze della mia vita musicale sono i Rotting Christ. La band greca è attiva da quando ho memoria e da quando ho memoria riesce costantemente a fornirmi qualche piacevole aggiunta ad ogni uscita, quindi la notizia di questo nuovo Pro Xristou arrivato a cinque anni dal notevole The Heretics mi aveva messo tanta acquolina in bocca.

Come si conviene per un gruppo dalla carriera ormai trentennale, non ci si possono aspettare stravolgimenti eccessivi nella proposta artistica, e l’introduzione non delude: un minuto di puro Rotting Christ a base di chitarre ribassate, percussioni cadenzate ed invocazioni ad antidivinità assortite declamate dall’inconfondibile voce di Sakis. La prima canzone vera e propria invece presenta alcune novità: “The Apostate” mescola il sound tipico dei greci con una vena orchestrale ed epica raramente prodotta dai fratelli Tolis, il coro scandisce buona parte delle parti cantate ed in generale il pezzo è pervaso da un’atmosfera di epicità minimalista quasi viking, tra Bathory e i nostrani Doomsword. L’utilizzo delle orchestre, passate per l’occasione dalla mano del mastermind a quelle di un tastierista ospite, in un contesto così ridotto all’osso si fanno carico del rendere l’ascolto arioso e variegato, a scapito del lato black metal qui ormai decisamente in ombra. In modo probabilmente del tutto scollegato, l’effetto complessivo è simile a quello dell’ultimo album dei Dimmu Borgir con meno magniloquenza e più ispirazione: la ben nota vena di oscurità rituale del gruppo viene applicata a un immaginario tra gotico e sturm und drang.

L’apparente carenza di rabbia in favore della malinconia è perfettamente in linea con i test: Pro Xristou significa “Avanti Cristo” e le canzoni che lo compongono sono istantanee di diverse culture nel momento in cui vengono travolte dall’avanzata dell’odiato cristianesimo: dall’Impero Romano di Giuliano l’Apostata, ultimo imperatore pagano, alla Scandinavia di “Yggdrasil” e l’Irlanda di “Saoirse”, che chiude l’album e rappresenta forse il pezzo migliore del disco. La stessa copertina, un quadro del pittore ottocentesco Thomas Cole, è parte di un ciclo di quadri dedicati alla storia dell’Impero Romano e ne rappresenta la distruzione.

Pro Xristou si colloca in pieno nel filone di album che possono far storcere il naso ai blackster più incalliti a causa della mancanza di aggressività e magari anche per la produzione molto più precisa del black più atmosferico. Non mi sento di accusare i Rotting Christ di essersi venduti al mainstream in quanto la vena gothic è sempre stata nelle corde della band e non è una novità, e non c’è traccia di ruffianaggine in ogni singola canzone: questo album è ben fatto, ragionato e dritto al punto, farà la gioia di chi predilige ritmi dilatati e la calma epicità del vecchio epic americano, e non deluderà chi ha apprezzato le ultime fatiche di Sakis e Themis.