RUINED NATION – Restart

Gruppo:Ruined Nation
Titolo:Restart
Anno:2018
Provenienza:Austria
Etichetta:WOOAAARGH
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TRACKLIST

  1. Bareness
  2. Suffer
  3. Trapped
  4. Trust
  5. C.O.Y.O.
  6. Heinz-Christian
  7. Under Control
  8. Same Ol’ Story
  9. Pathetic
  10. Restart
  11. Created By Humans
  12. Painted Black
  13. Borderline
DURATA:40:49

Dalle parti di Wooaaargh, quando un album viene presentato come grinding hardcore si va sul sicuro. Possono essere i Blackwater, gli Human Cull o i Khmer, giusto per citare gli ultimi passati su Aristocrazia, ma il giusto quantitativo di palate nei denti è sempre e comunque assicurato, spesso accompagnato da un sottotesto politico anarcoide di contorno. I Ruined Nation sono austriaci (i compagni di etichetta e di bandiera Six-Score spuntano nei ringraziamenti), sono tre e sono chiaramente molto incazzati.

Se non si vedesse dalla copertina di Aplacefortom, dove una figura incappucciata si staglia su un campo rosso e il nome della band è scritto in bianco sui bordi superiore e inferiore (sì, è proprio la bandiera dell’Austria che viene formata dalle parole nazione rovinata), sarebbe comunque difficile non notarlo lungo i tredici brani di Restart. L’album di debutto, uscito nella primavera del 2018 e arrivato a nove anni dalla formazione del gruppo, mette in mostra tutto quello che ci si aspetta da un lavoro di questo tipo: il pedale del trio è sempre pigiato a tavoletta, il cantante e chitarrista Markus Matzinger si scortica i polmoni a ogni verso e questi quaranta minuti di musica sprizzano antagonismo da ogni nota.

Ci pensa “C.O.Y.O.” a sciogliere eventuali dubbi: «You treat us like a piece of shit / Upperclass without a soul» e una serie di altre puntualizzazioni piuttosto critiche nei confronti della classe dirigente, rea di essersi piegata alla politica e di non conoscere il significato del termine resistenza. Segue “Heinz-Christian”, due minuti e spicci in tedesco da cui il leader del partito di destra populista FPÖ, Heinz-Christian Strache, scoprirà sorprendentemente di non avere sostenitori nei Ruined Nation. Immancabili le chiacchiere da bar: “Same Ol’ Story” è la reazione al solito tizio nostalgico che si stava meglio quando si stava peggio, cui il trio risponde di andare limpidamente a fare in culo e che «European killed millions / Human will never learn / Fuck you all (…) / We’ll never let it happen again / We’ll fight racism and never stop».

Non ho idea di quanto la resistenza dei Ruined Nation durerà, quanto tempo ci vorrà prima che la morsa di questa società impenitente stritoli anche loro, ma i riff che producono sono spessi come muri di pietra, sono caldi d’inverno e freschi d’estate e le loro canzoni saziano una fame politica ormai da troppo tempo insoddisfatta. Di gruppi così in questo preciso momento storico abbiamo tutti terribilmente bisogno.

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