Sacral Night - Darkness Process

SACRAL NIGHT – Darkness Process

Gruppo:Sacral Night
Titolo:Darkness Process
Anno:2017
Provenienza:Francia
Etichetta:Infernö Records
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TRACKLIST

  1. Darkness Process
  2. Fullmoon Creep Sacrifice
  3. When The Coven Is Opening The Pit
  4. Under The Moonlight
  5. Witness Of Death
DURATA:18:03

Mi capita tra le mani, a quasi tre anni dalla sua uscita, l’EP dei Sacral Night. Nonostante abbiano pubblicato ormai un anno fa un primo album in studio, Ancient Remains, i ragazzi di Grenoble hanno evidentemente deciso di provare a dare un po’ di visibilità anche al loro esordio assoluto, questo Darkness Process uscito per Infernö Records nell’autunno 2017. I Sacral Night sono attivi dagli inizi del 2017, e contano tra le proprie fila diversi personaggi dell’underground dell’Alvernia-Rodano-Alpi: Necrowretch, Aorlhac e Sanctuaire sono solo alcuni dei gruppi di cui i membri del quintetto fanno o hanno fatto parte e questa lunga lista spazia da formazioni black metal ultraculto a band power e heavy classiche.

Questa premessa è fondamentale per capire quale sia il retroterra dei musicisti coinvolti, e quindi l’origine delle influenze che sono state convogliate in un progetto davvero inusuale per il finire degli anni ‘10. I riff e le strutture dei Sacral Night potrebbero benissimo uscire proprio da un album dei Necrowretch di cui sopra, basati su quel misto black-death molto melodico e accessibile che ha dato più che buoni riscontri al gruppo ora accasato su Season Of Mist, e fin qui tutto normale. Poi arriva la batteria, a tratti sembra uscita da un album thrash a metà tra un tupa-tupa e un altro tupa-tupa, ma assorbito lo shock si va a sbattere contro le voci. Antoine “Alkoholik Desekrator” Volat, supportato ai cori dal bassista Florent “Amphycion” Brunet-Manquat, scombina le carte e sbatte la band dritta a metà anni Ottanta, diciamo tra Don’t Break The Oath e Fatal Portrait. Volat in particolare, parallelamente all’esperienza con i Sacral Night, diffonde il verbo metallaro con i Silver Wind, formazione dedita a un piacevole heavy-power con radici teutoniche, per cui era improbabile aspettarsi su Darkness Process un growl da cavernicolo, ma il riferimento più vicino a quello che si sente su questo dischetto è King Diamond, né più né meno.

I francesi sono in buona sostanza una versione attualizzata dei Mercyful Fate, un trait d’union tra i suoni più classici che possano esistere in ambito metal e quelli più moderni e contemporanei, e il risultato è piuttosto spiazzante. Già solo per questo i Sacral Night meritano un plauso, perché non è da tutti osare e trovare una propria cifra stilistica così forte già dall’esordio. Le canzoni a livello complessivo non sono memorabili, ma è vero che non basta volersi ispirare a “Into The Coven” per poter scrivere qualcosa che le vada anche solo lontanamente vicino, tuttavia, lontanissimi da tutto il caotico marasma black-thrash, sotto il falsetto di Volat i ragazzi hanno delle chitarre che rimandano al black metal svedese di scuola Dissection, che a mia memoria non credo di aver mai visto accostato ad acuti di questo genere. Acuti poi che cantano un occultismo un po’ di maniera, tra cimiteri, tombe e rituali stregoneschi, proprio quella roba su cui Kim Bendix Petersen ha fondamentalmente costruito un’intera carriera, a ulteriore riprova di quanto l’eredità dell’istrionico frontman danese abbia marchiato a fuoco questo EP.

Ancient Remains, l’album vero e proprio del quintetto, è uscito nel maggio dello scorso anno, ed è molto più teatrale e cesellato di Darkness Process (e c’è anche meno falsetto), ma il debutto assoluto dei Sacral Night merita un ascolto, prima ancora che per la musica in sé, per la spontaneità e l’irriverenza che sbatte in faccia anche all’ascoltatore più navigato.

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