SACRIS TANDEM – Dethronement

 
Gruppo: Sacris Tandem
Titolo:  Dethronement
Anno: 2014
Provenienza:   Russia
Etichetta: Casus Belli Musica
Contatti:

Soundcloud

 
TRACKLIST

  1. The Towers (Prologue)
  2. Dethronement
  3. Connection (Epilogue)
DURATA: 59:47
 

Sempre attenta alle uscite sperimentali di casa propria, l'etichetta Casus Belli Musica propone tra le altre cose l'interessante album di debutto del progetto ambient Sacris Tandem. Il disco, intitolato "Dethronement", nasce dalla fascinazione che l'autore (gli autori?) prova verso le leggende che ruotano attorno alla costruzione delle celebri "Sette Sorelle" (sette alti palazzi situati a Mosca) fortemente volute e fatte costruire da Stalin, e consiste di un'ora scarsa di musica ambient dalla spiccata atmosfera rituale, che tuttavia non manca di tingersi di sonorità post-industriali laddove necessario.

La matrice "ritual" della proposta di Sacris Tandem emerge immediatamente dal primo brano "The Towers", che vede protagonista praticamente per l'intera durata uno scacciapensieri, che sembra muoversi indipendentemente da quanto gli accade attorno. Piccoli campionamenti di quelle che sembrano antiche cerimonie si alternano a sommessi ritmi marziali e portano l'ascoltatore a un finale più cupo e claustrofobico in cui la vena maggiormente dark emerge con decisione.

Segue "Dethronement", la traccia senza dubbio più ostica del disco coi suoi trenta minuti di lunghezza (e a tratti di lungaggine). Al suo interno, in un impasto non amalgamato a sufficienza, emergono spezzoni di canzoni e musiche di inizio secolo, estratti di discorsi tratti da chissà quale cerimonia o evento e quant'altro, in un costante alternarsi con momenti prettamente "musicali", taluni dal richiamo spiccatamente ambient e riflessivi, altri più ritmati. L'idea è ottima, la produzione pregevole (manca un briciolo di "profondità" al suono, per rendere il tutto ancora più incisivo), tuttavia la lunghezza del brano lo rende davvero indigesto anche ai fruitori avvezzi a certe atmosfere e spezzarlo in un paio di parti, giusto per poter riprendere fiato, non sarebbe stato di certo un peccato mortale.

Chiude "Connection", che vede in apertura una marcia celebrativa d'inizio secolo che si trasforma lentamente in un muro di droni; grande spazio è lasciato alla vena industriale del progetto, suoni metallici si sovrappongono e vanno a creare pattern ritmici intricati in un primo momento, e fastidiose distorsioni in un secondo, distorsioni che non lasceranno l'ascoltatore fino alla fine del disco.

Una prova più che discreta per il neonato progetto russo, sicuramente c'è materia prima su cui lavorare, ma al tempo stesso tante eccedenze da sgrezzare.

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