SADAEL – Dreams

SADAEL – Dreams

 
Gruppo: Sadael
Titolo:  Dreams
Anno: 2013
Provenienza:  Russia
Etichetta: Endless Winter
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TRACKLIST

  1. Dreams
  2. Dark Glowing
  3. Purple Mantis
  4. Rain, Wash My Tears
  5. Waves
  6. Love Overdose
  7. Bring Back The Sun
  8. Inner Circle
DURATA: 44:55
 

La one-man band Sadael, del multistrumentista… Sadael (già attivo in una manciata di altri gruppi), è per me il primo contatto in assoluto con un progetto estremo armeno, nonostante proprio questi sia già passato da queste parti in occasione dei precedenti "Essence" e "Diary Of Loss". Immagino che non ce ne siano molti, visto che il Paese conta poco più di tre milioni di abitanti: sono quindi ben felice di dire che "Dreams", quarto album (ma ennesima uscita, contando tutto il materiale pubblicato negli anni) sotto questo nome e prima uscita sotto la russa Endless Winter, è un bel disco.

Il lavoro, che si basa fondamentalmente su radici funeral doom, presenta numerosi innesti che riescono a renderlo vario e allo stesso tempo equilibrato, un piacevole ibrido dalle molteplici sfaccettature. Il trittico iniziale, dal minutaggio più lungo e le chitarre più protagoniste, è un esempio di funeral di scuola: down-tempo in prevalenza, riffing opprimente, tastiere lugubri e growl cavernoso, cui di quando in quando si alterna un cantato pulito che si adatta perfettamente al contesto. Considerando che non mancano nemmeno le sporadiche accelerazioni (e, di nuovo, sempre contestualizzate all'interno del brano), è davvero il caso di dire che l'Armeno riesce a mettere in mostra un campionario di tutto rispetto senza sbavatura alcuna. Il pezzo che più tradisce le "vere" origini di Sadael, nato come progetto (dark) ambient strumentale, è "Rain, Wash My Tears": cinque minuti in cui il testo si esaurisce in pochi versi, la chitarra si mostra solo nella parte centrale e il resto viene lasciato a trame di tastiera e sintetizzatore che ricordano da molto vicino il fu progetto Dreams Of Dying Stars dell'allora prolificissimo Stijn Van Cauter.

La seconda metà della scaletta, nettamente più breve, è un'ulteriore mistura di doom, ambient e alcune parti death ("Bring Back The Sun") che deve molto alla scuola Novembers Doom: chitarre galoppanti, addirittura qualche ritornello e assolo sparso, prima di tornare a rallentare e a sprofondare in un abisso di tastiere. I testi, asciutti ed essenziali, spaziano tra l'onirico e — addirittura — le pene d'amore, senza chiaramente perdere di vista l'orizzonte della sofferenza umana e fondendosi con l'atmosfera cupa e soffocante dei brani.

Un album dai numerosi spunti, tutti sviluppati con dovizia e mestiere da Vahe Soghomonyan, in arte Sadael, proveniente da una terra insospettabile che evidentemente nasconde elementi di sicuro interesse.

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Un pensiero riguardo “SADAEL – Dreams

  • 19 Febbraio 2014 in 18:02
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    Questo è bravino, niente di trascendentale ma fa roba buona.

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