SADNESS – Circle Of Veins

Gruppo:Sadness
Titolo:Circle Of Veins
Anno:2019
Provenienza:U.S.A.
Etichetta:Flowing Downward
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TRACKLIST

  1. Eye Of Prima
  2. Cerrien
  3. Lana
  4. The Spring Sun On Summer Rain
  5. Eye Of Prima [traccia bonus, versione alternativa]
  6. I Follow Rivers
DURATA:63:26

«Temete nemici dell’erede», perché siamo finalmente pronti a parlarvi di un nuovo album partorito dalla mente dal giovane Damián Antón Ojeda per il suo progetto Sadness. Dico temete perché dall’uscita di Leave a oggi il Nostro ha pubblicato soltanto altri due album, un EP e due split, oltre al qui presente Circle Of Veins. Insomma, se credevate che ci fosse un limite al peggio, vi sbagliavate di grosso.

Com’è possibile evincere da una rapida lettura delle note presenti all’interno del digipak, il buon Damián ha deciso di appendere lo pseudonimo Elisa al chiodo, a quanto pare, firmando quest’album con il suo vero nome. Un’apertura alla naturalezza e alla complessità dell’animo umano — mi verrebbe da dire — che ben si sposa con le immagini riportate all’interno di Circle Of Veins. Per cominciare, la copertina offre uno scorcio boschivo, luminoso ma denso di ombre, dominato da una vegetazione fitta; aprendo il primo pannello del cofanetto ai nostri occhi si palesa, poi, la concreta dualità del progetto Sadness, attraverso l’accostamento di un’altra visione silvana a un oscuro panorama urbano, illuminato da poche luci artificiali; dualità che, infine, vede dominare la visione urbanizzata, sintetica e rossa di una metropoli piena di palazzi come lo era di alberi il bosco giallo e verde succitato.

Uno sproloquio tutt’altro che rilevante, penserete, ma non è così, perché lo stesso tipo di procedimento e di accostamenti osservati sul piano visuale sono rintracciabili anche durante l’ascolto di Circle Of Veins. Laddove, infatti, “Eye Of Prima” apre le danze nella maniera più canonica — e, in questo senso, più naturale — possibile per i dettami del genere, con i suoi riff dolceamari, i cori in pulito e le urla strazianti, è prima con “Cerrien” e poi con “Lana” che la componente sintetica e artificiale del sound proposto da Sadness emerge e si fa preponderante. Le visioni lisergiche di Damián proseguono, alternandosi e mescolandosi fino a confondersi nella cruciale “The Spring Sun On Summer Rain”, che ben esemplifica le due anime di cui vive oggigiorno la musica del progetto del giovane statunitense: una legata indissolubilmente al mondo del nero metallo, di tutto ciò che è -gaze e al culto della natura e un’altra aperta alle sperimentazioni e all’elettronica, ai sintetizzatori, al cibernetico e al mutamento.

La seconda metà dell’album, come anche nel caso dei precedenti Rain Leave, è occupata da un’unica abnorme traccia dalla durata quasi troppo elevata. “I Follow Rivers”, ovvero il brano conclusivo di Circle Of Veins, nei suoi venticinque minuti e oltre, rimette in gioco tutti gli elementi tanto classici quanto innovativi già utilizzati da Damián: dai blast beat più furiosi ai cori di voci pulite e angeliche, includendo le chitarre zanzarose, gli arpeggi strappalacrimestorie e le tastiere-laser. Una versione alternativa dell’apripista “Eye Of Prima”, per fortuna, fa da ponte tra la prima e la seconda parte del disco; questa traccia è, però, presente solo come bonus della versione fisica pubblicata dalla nostrana Flowing Downward (o nel lato B della cassetta uscita per Distant Voices), per cui non sorprendetevi se Bandcamp o Spotify vi vomiteranno contro un unico, fluido crescendo di male! Io vi ho avvisati.

Quest’anno Damián Antón Ojeda sembra avere molto da dire, vista l’uscita di due album e di uno split (in cui figurano anche i nostrani Falaise), eppure nonostante il numero sorprendente di pubblicazioni raggiunte con questo solo progetto la qualità della sua musica non cala. Recuperate Circle Of Veins perché non è il solito disco preso male; e magari provate anche a tenere il passo con le uscite di Sadness, se ci riuscite.

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