SAEL – The Sixth Extinction

SAEL – The Sixth Extinction

 
Gruppo: Sael
Titolo: The Sinxth Extinction
Anno: 2010
Provenienza: Francia
Etichetta: Pictonian Records
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TRACKLIST

  1. Being Judas
  2. Priest Of Nothingness
  3. The Venom
  4. Mantra Of The Fourth Age
  5. Inner Wrath
  6. I Searched For The End Of The Spiral
  7. The Sixth Extinction
DURATA: 46:41
 

I Sael sono una formazione teutonico-transalpina alquanto interessante, composta da musicisti di valore appartenenti o ex di band di tutto rispetto quali Order Arcanum, Secrets Of The Moon, Reverence, Quintessence e Asmodee per citarne solo alcune. "The Sixth Extinction" è il loro album d'esordio e arriva a distanza di sette anni dal demo "Moonlit Mutilation" e a tre dall'uscita dell'ep "Ocean". Entrambe le prestazioni avevano lanciato segnali positivi, confermati dal lavoro sostanzioso adesso in commercio. Altro passo importante fu la partecipazione al tributo agli Ulver in cui diedero l'anima a "Hymne VI – Wolf & Passion", non facendone rimpiangere l'inarrivabile versione originale che Garm e soci composero nell'ormai lontano 1996, seppur rilasciata ufficialmente solo l'anno successivo.

È dunque ora di parlare di questo "The Sixth Extinction", un disco poco istintivo, progressivo, dal tratto avanguardistico, ma che si concede libertà esclusive per sfoggi di violenza controllata. Il lavoro possiede una varietà di soluzioni che forzano o diluiscono la presa, alimentandosi con sferragliate sfoggianti l'irruenza del thrash e momenti espansi tuttavia dai ritmi mai completamente azzerati, dal forte sentore atmosferico richiamanti alla lontana il doom. Le chitarre infuriano gelide, configurando melodie taglienti e costantemente in agitazione che vengono sorrette e sfamate dalla cattiveria delle basi perennemente operanti su dinamiche che cercano e pretendono variazione. Purtroppo si nota dopo un paio di ascolti che le tracce vantanti a pieno titolo queste caratteristiche sono unicamente le tre iniziali ("Being Jesus", "Priest Of Nothingness" e "The Venom"), nelle quali i Sael mettono in terra tutte le carte a loro disposizione con spregiudicatezza.

La preparazione tecnica della band non è in discussione, così come l'esecuzione dei brani. Andando avanti purtroppo viene a galla invece un calo dal punto di vista del feeling espresso dalla scaletta: "Mantra Of The Fourth Age" detiene ancora quel taglio scuro e freddo degno dei precedenti episodi, non riuscendo però a conquistare con le melodie; difetto che si ripercuoterà anche nelle successive "Inner Wrath" e "I Searched For The End Of The Spiral", dove gli istanti che fanno riemergere il valore qualitativo della triade posta in capo non sono del tutto assenti, ma incapaci comunque di garantire una certa continuità.

I quarantasei minuti trascorrono ed è il turno di "The Sixth Extinction", traccia che porta a conclusione l'album, di venire incontro alle nostre orecchie, aprendo leggermente la morsa che ci stringeva con le sue sfuriate; nella sua durata pare preferisca attestarsi su tempi maggiormente lenti e improntanti a infondere un marchio profondo. La voce di Serge si esalta ancor più maligna e graffiante, le cadenza doom ne acuisce la violenza, è una dirompente onda d'urto inaspettata che dilagando miete vittime e va scemando col trascorrere dei secondi.

I Sael hanno messo su un lavoro che dal punto di vista prettamente formale ha davvero poco o nulla di cui farsi rimproverare. Non ci sono veri e propri problemi nell'esecuzione e nella riproduzione delle canzoni, anzi come per i compagni di etichetta Annthennath (anche se in maniera meno vistosa) il basso è presente e non svolge il mero ruolo di accompagnatore, ma si diletta a far sentire la propria vitalità, rappresentando una delle note positive. Purtroppo però mancano in parte — o per meglio dire sono presenze "traballanti" — quell'aria che "trasporta" e le melodie "chiave" capaci di ficcarsi in testa affascinando l'ascoltatore: in una proposta del loro tipo questi diventano caratteri di fondamentale importanza.

Alti e bassi in "The Sixth Extinction", un album che gli amanti della progressione in ambito black farebbero comunque bene a conoscere, del resto di spunti interessanti ne contiene. Iconoclast & co. sono sicuramente da seguire, appuntatevi questo nome per non dimenticarlo.

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