SAHARA SURFERS – Spacetrip On A Paperplane

 
Gruppo: Sahara Surfers
Titolo: Spacetrip On Paperplane
Anno: 2010
Provenienza: Austria
Etichetta: Autoprodotto
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TRACKLIST

  1. Colour Jam
  2. Propeller
  3. Age
  4. 812
  5. Sister In Shade
  6. Gas
DURATA: 32:35
 

L'Austria è per il sottoscritto fonte di gioie. Dopo aver incorniciato il gran bel lavoro dei Been Obscene e aver ascoltato per una bella porzione di stagione estiva i connazionali Monsters Of Ordinary, ecco che arriva una terza realtà a far capolino nelle mie preferenze legate al panorama stoner della suddetta nazione: i Sahara Surfers.

Il quartetto di Innsbruck è quella che si può definire una rivelazione, iniziamo dal fatto che dietro il microfono troviamo una donna, Julia Überbacher, il che non vi inganni: chi ascolta un certo tipo di rock conoscerà sicuramente una realtà primordiale e capostipite di un certo filone al femminile come i Coven della suadente e ammaliante Jinx Dawnson, che sul finire degli anni Sessanta e i primi Settanta infiammava le folle; mentre per rimanere ai giorni nostri si potrebbero segnalare Blood Ceremony, The Devil's Blood e Serpentcult (belgi) che con le loro cantanti sono riusciti a dare linfa vitale al genere nel panorama più occulto e ritualistico.

Rituale lo è per certi versi anche la musica che fa capolino in "Spacetrip On A Paperplane". La spiaggia e le onde che caratterizzano le giornate meno calde, quelle settembrine che indicano il finire della stagione dorata, si incarnano in trenta minuti di musica che ha come riferimenti fissi la base storica dei Kyuss e il calore dei Colour Haze più intensi. Due scuole di pensiero ed emozione ben diverse quella americana e tedesca, ma che di frequente incrociano le strade per dar vita a lavori dal gran valore come questo.

Sin dalle note che danno il via a "Colour Jam" si capisce che la via intrapresa è quella intima e che punta più sul far infatuare l'ascoltatore che colpirlo. Certamente quando i Sahara Surfers spingono, sanno dare le sferzate adatte a vivacizzare un sound che in alcuni attimi sembra proprio una creatura di Homme. La voce di Julia è dolce, si appoggia sui brani senza forzare, espressiva e sinteticamente efficace, donando fascino. Se il pezzo citato chiude i propri battenti, mantenendo quell'alone leggiadro che lo caratterizza, pur rimanendo stoner, con "Propeller" il motore aumenta i giri, la batteria e il basso si fanno più prominenti, intrecciandosi con la chitarra come a formare un reticolato dove può agire indisturbata, mettendo parola al posto e al tempo giusto, perfetta.

Altro giro, altra corsa e "Age" rimescola le carte in tavola, oscillando fra momenti d'esaltazione e calma improvvisa, che come un'altalena creano un breve ma intenso percorso umorale, mentre è ancora diversa "812" dove Homme e Garcia (presenzialisti più che mai nelle uscite stoner in genere) fanno capolino con le loro formazioni, a influenzare un brano bello pompato e che mi permette di visualizzare un'onda cavalcata da un surfista durante una delle ultime domeniche soleggiate che ci rimangono da sfruttare.

Nelle canzoni sin qui presentate non c'è stato il minimo accenno di calo o semplice affievolimento, con il riffato di Andreas Knapp, che di austriaco avrà la nascita ma il cui cuore batte per Palm Desert, a rappresentare quanto di meglio si possa chiedere allo stile per colore ed emozione. Così si arriva a "Sister In Shade", traccia nella quale i Sahara Surfers offrono l'ennesima prestazione corale di molto al di sopra della media, mostrando una padronanza e una sicurezza nei propri mezzi invidiabili. Tocca infine a "Gas" dare la botta finale alla botte, per farla traboccare con il suo mite e delicato incedere. Quando tutto ciò che c'era d'ascoltare sembra sia stato ormai ascoltato, non staccate la spina, ecco infatti che una traccia bonus si rivela, aggiungendo altra carne al fuoco: una sola chitarra e la voce, degna chiusura per questo splendido ep.

I Sahara Surfers non puntano sull'impatto, sono leziosi e fanno viaggiare la mente, nutrendola in maniera ipnotica. Non posso quindi fare a meno di consigliare l'acquisto di "Spacetrip On A Paperplane" a chi fa di tali sonorità un credo. Il disco è ordinabile presso il sito della band per il costo irrisorio di cinque euro più le spese di spedizione, non fatevelo scappare.

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