Salmagündi - Rose Marries Braen (A Soup Opera)

SALMAGÜNDI – Rose Marries Braen (A Soup Opera)

Gruppo:Salmagündi
Titolo:Rose Marries Braen (A Soup Opera)
Anno:2019
Provenienza:Italia
Etichetta:Karma Conspiracy Records
Contatti:Facebook  Bandcamp  Instagram  Spotify
TRACKLIST

  1. Mumbo Jumbo
  2. I Ate You
  3. The Big Bother
  4. Cheese Fake
  5. Cockayne
  6. Mrs. Braen aka. TantaVogliaDeLay
  7. Rose Marries B (W-OMEN)
DURATA:40:00

Devo fare una confessione: da amante del cibo, è bastato leggere il nome Salmagündi per risvegliare in me una certa curiosità nei confronti di questo quartetto, che il profilo Bandcamp localizza in quel di Teramo. Il salmagundi, infatti, è il corrispettivo nobiliare britannico (pare che le prime varianti siano apparse nel XVII secolo) del classico mischione svuotafrigo, poiché richiede ingredienti apparentemente sconnessi fra loro come carne di vario genere, aringhe, uova e,  in alcune versioni, persino le ostriche. La formazione dei Salmagündi vede l’assenza di chitarre, che vengono sostituite in maniera egregia da due bassi (Enzo P. Zeder e Francesco Pacifici), nonché ben due sintetizzatori, operati dallo stesso Enzo P. Zeder e da Franco Serrini, che è anche la voce del gruppo; a completare la line up troviamo dietro le pelli Mattia Maiorani.

Salmagündi hanno esordito nel 2017 con Life Of Braen, introducendo questo personaggio che sembra arrivare direttamente dai sipari della storica trasmissione Rai Carosello e spalancando le porte a un’esperienza sonora che potremmo paragonare al trip lisergico vissuto da Homer Simpson alla fiera del chili con carne, dopo aver inghiottito il peperoncino più forte tra quelli propinati ai presenti. Le fantasmagoriche avventure di Braen proseguono con Rose Marries Braen (A Soup Opera), un disco ancora più spumeggiante e variegato del precedente: se Life Of Braen si concentrava maggiormente sulle vicissitudini individuali di Braen, all’interno del sequel il pazzo mondo di quest’omino stilizzato prende una piega quasi sentimentale, con l’introduzione del personaggio della sua compagna Rose, determinata a sposarlo a tutti i costi, nonostante lui sembri tentennare un po’.

Parlando del sound, fornire una definizione discorsiva della proposta sonora dei Salmagündi è un’impresa che ha quasi del titanico, però possiamo dire che incorpora un’ampia gamma di generi, spaziando dallo stoner al funk, dal post-punk alla psichedelia allucinata, senza dimenticare la library music italiana e la chiptune dei videogiochi anni Ottanta. Tutti questi generi non sono presenti a compartimenti stagni, piuttosto si fondono all’interno delle varie tracce con una fluidità che solo un buon livello compositivo riesce a garantire, con le diverse sonorità che riaffiorano ora qui, ora lì, come bocconi di carne succulenta in un calderone di stufato. Alcuni momenti del disco sono decisamente briosi e quasi danzerecci, con la vena funk che si fa più prepotente, come in “Mumbo Jumbo” e “Mrs Braen”, brano che offre anche un interessante gioco di parole nel sottotitolo “Tanta Voglia DeLay”, che sembra esprimere la volontà di Braen di posticipare le nozze con Rose. Tuttavia, non mancano brani più lenti e decisamente cinematografici, che non sfigurerebbero in un episodio di Breaking Bad: esempi lampanti sono “Cheese Fake” (titolo che, se come sospetto fosse un gioco di parole con cheesecake, farebbe guadagnare ai Salmagündi diversi punti in termini di genialità) e dalla tragica conclusione strumentale del disco, “Rose Marries B (W-OMEN)”, il cui titolo è di per sé esplicativo.

Il tutto viene eseguito con una naturalezza encomiabile, che rende ogni traccia una piccola gemma d’avanguardia che non possiamo fare altro che ascoltare, senza sapere davvero cosa aspettarci nei trenta secondi successivi. A questo si deve aggiungere anche un plauso alla creatività nella stesura dei testi, in cui si trova un accostamento quasi futurista di rime, assonanze, giochi di parole e grammelot (l’accostamento di termini che non necessariamente sono dotati di un senso compiuto), che nel libretto è reso ancor più frizzante dall’utilizzo delle più svariate combinazioni di lettere maiuscole, minuscole e segni di punteggiatura.

In conclusione, Rose Marries Braen (A Soup Opera) colpisce perché è un disco succoso e sfaccettato, che testimonia come i Salmagündi siano una realtà ben più gustosa del piatto britannico che ne ha ispirato il moniker e fa attendere con grande impazienza il prossimo capitolo delle avventure di Braen e Rose.

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