Sandbreaker - Sandbreaker

SANDBREAKER – Sandbreaker

Gruppo:Sandbreaker
Titolo:Sandbreaker
Anno:2019
Provenienza:Polonia
Etichetta:Mythrone Promotion / Defense Records
Contatti:Facebook  Bandcamp  Spotify
TRACKLIST

  1. Season Of The Plow
  2. Wormsign
  3. Spice Harvester
  4. Eternal Heat
DURATA:15:02

In questo periodo costellato da quarantene, pandemie e paranoie compulsive non c’è nulla di meglio che affidarsi alla calma e alla pazienza, ricercandole — perché no — nei nostri ascolti musicali quotidiani. Per infilarsi in questo caldo abito mentale di pura stasi e inazione può essere d’aiuto l’EP dei polacchi Sandbraker, quattro brevi tracce intrise del doom più classico tra i classici.

Strutturati su un growl profondo e cadenzato, un altrettanto cadenzata sezione ritmica e su fangosi giri di basso, purtroppo, i brani non convincono tuttavia fino in fondo, o meglio non soddisfano delle lecite aspettative. Innanzitutto l’ascoltatore che si trova davanti alla copertina, che lascia intendere un’atmosfera sospesa tra antico Egitto e steampunk, finisce per ascoltare pezzi che non riescono a evocare nessuna particolare visione, né mistica né apocalittica, a causa della loro acerba natura e alla mancanza di qualsivoglia tipo di campionamento o intermezzo; aspetto su cui si può soprassedere, essendo la musica, di per sé, di mediocre fattura e solida struttura.

Ciò che lascia invece irrimediabilmente interdetti è la durata, e di conseguenza lo spessore, dei brani e dell’EP in toto. Diciamocelo chiaramente: una traccia doom-stoner che dura a malapena quattro minuti fa strano a vedersi e soprattutto ad ascoltarsi. Quando a questa brevità si aggiunge poi una scrittura non eccezionale né sopra le righe, ciò che si ottiene è una stasi che quasi accenna all’apatia. Una sensazione terribile, veramente; è un po’ come giocare una demo di un videogioco ben fatto e piacevole, ma che, di fatto, si interrompe prima che si possa capire fino in fondo il suo valore e la sua natura. Lungi dal voler essere una condanna definitiva, la qui presente è una smorfia di insoddisfazione dovuta a un pressapochismo in chiave di scrittura. Canzoni come “Wormsign” sono piacevoli, seppur intrinsecamente classiche; ma sono troppo corte, quasi mancasse da parte dei Sandbreaker la voglia di aggiungere mattoni e decori alle loro creazioni che, di questo passo, finiranno in breve tempo sepolte e dimenticate. Un indecisione e una mancanza di ardimento che però non radono al suolo la godibilità del disco, un sottofondo tutto sommato piacevole per giornate di clausura forzata.

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