Sandbreaker - Worm Master

SANDBREAKER – Worm Master

Gruppo:Sandbreaker
Titolo:Worm Master
Anno:2020
Provenienza:Polonia
Etichetta:Defense Records / Mythrone Promotion
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TRACKLIST

  1. Upside Down World
  2. Worm Master
  3. Navigator Lost
  4. Aqua Karma
  5. Covered By Sand
  6. Golden Path (Metamorphosis)
  7. Tomb Of The Burning Sands
  8. Flames Of Doom
DURATA:34:05

Il fatto che musica e letteratura si intreccino spesso e volentieri non è di certo una novità. Nel mondo del metal estremo, in particolare, si potrebbero citare migliaia di gruppi e dischi ispirati da saghe e racconti, soprattutto di stampo fantasy e fantascientifico, e dunque non sorprende affatto ritrovarsi ad ascoltare un album come Worm Master, prima fatica sulla lunga distanza dei polacchi Sandbreaker., reduci dall’EP d’esordio omonimo dello scorso anno. Buttando anche solo un rapido sguardo ad artwork e titoli, non è necessario un grande sforzo di immaginazione per capire che il quartetto di Rybnik pesca a piene mani dal complesso universo di Dune, ideato da Frank Herbert.

Meno evidente dell’ambientazione può invece essere lo stile musicale. Sarebbe lecito attendersi grezzi e muscolari chitarroni stoner e invece “Upside Down World” ci spalanca sotto i piedi un baratro di lentissimo e monolitico doom, spesso e volentieri intrecciato con il death. Gli ingredienti basilari della ricetta musicale dei Sandbreaker sono riff pachidermici suonati con accordature bassissime, un growl cavernoso e impastato, un basso cupo e onnipresente e un lavoro di batteria a dir poco granitico. L’impressione iniziale, però, non è del tutto errata, perché alle baritonali influenze death-doom si mescolano sovente componenti più estranianti e una propensione generale verso un andamento più psichedelico, più vicino allo stoner che al doom in senso stretto, come accade in “Worm Master”, “Golden Path (Metamorphosis)”, “Aqua Karma”. Le melodie si fanno acide quanto basta per adattarsi al contesto, ma il bello è che le due anime della proposta si compenetrano e si amalgamano con continuità, senza mai affossarsi a vicenda, bensì ricreando un’atmosfera scura, corrosiva, soffocante e — è proprio il caso di dirlo — sabbiosa.

Ascoltando Worm Master è dunque abbastanza semplice ritrovarsi a vagare con la mente tra i deserti inospitali di Arrakis, osservando le sue due lune, temendo l’arrivo di un violento uragano di sabbia o, peggio, di attirare uno Shai-Hulud. Proprio i giganteschi vermi delle sabbie sono comprensibilmente alla base dell’apparato lirico del disco, con i Sandbreaker che sembrerebbero volerci far indossare i panni dei Fremen, i nativi del pianeta, adoratori e all’occorrenza fantini delle gigantesche creature.

Forse il quartetto ha ritrovato abbondanti scorte di spezia melange o forse è solamente formato da ottimi ottimi musicisti in grado di ricreare atmosfere avvolgenti e di comunicare con efficacia le proprie ispirazioni. Poco importa, perché — al netto di qualche lieve asperità compositiva — Worm Master è davvero un buon disco e se ne sentiranno delle belle se i Sandbreaker continueranno nella loro esplorazione desertica.

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