SANDBRIDGE – Schyza

SANDBRIDGE – Schyza

 
Gruppo: Sandbridge
Titolo:  Schyza
Anno: 2011
Provenienza:  Slovacchia
Etichetta: Autoprodotto
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TRACKLIST

  1. Fear
  2. My Dream
  3. Born Again
  4. Infernal Turbines
  5. Full Of Despair
  6. Gorki
  7. Start To Be Afraid
  8. My Crying
DURATA: 32:22
 

Mi piace il fatto che un album pur non possedendo delle qualità eccelse abbia a suo favore il modo in cui fa trasparire la dedizione, il tempo e le idee che i singoli elementi hanno messo insieme per dargli vita. La Slovacchia non è di certo la capitale mondiale delle produzioni di death melodico eppure i Sandbridge, formazione al debutto con "Schyza", con un disco basilare, ma piacevole dicono la loro.

Quello che traspare sin da subito è che il gruppo ci tenga a fare una figura quantomeno onorevole e la produzione sia grafica, sia per ciò che concerne i suoni è decisamente dalla loro parte. È ovvio purtroppo che, avendo una signora dietro al microfono e ascoltando sia lo stile che l'impostazione dei brani non possa non venire alla mente di paragonarne la prova con quella che è odiernamente l'ago della bilancia in tal senso: Angela Gossow.

Tina non ha molto da invidiare al growl della più rinomata collega, è però più duttile e capace di sfruttare inaspettatamente una vocalità pulita e carezzevole che apporta un sentore gotico all'interno dei brani, per altro capaci di allentare le movenze in maniera da favorire l'esaltarsi proprio di quei frangenti, lo noterete nell'opener "Fear", vi sarà ancora più chiaro nella successiva "My Dream" nella quale il ritornello e l'accompagnamento chitarristico in quel frangente sfiorano le movenze power.

I Sandbridge pur dimostrando d'aver delle carenze in fase di songwriting, certi schemi, fraseggi e cambi di ritmo tendono a ripetersi, riescono comunque a rimanere fuori da quel filone di realtà che propone un death altamente fruibile e volutamente americano che a parere di chi scrive è decisamente più stucchevole e poco interessante al cospetto della combinazione fra sonorità svedesi e tedesche con i Crematory in certi casi sembrano spuntare fuori come un fungo. È innegabile poi che i Carcass abbian fatto scuola ed è impossibile non udirne i rimandi, seppur disseminati e non costanti, in una traccia come "Infernal Turbines".

Tutto tende ad avvalorare quindi la scelta di un suono retrò a dispetto di una enorme e ahimé massificante plastificazione che sembra divenuta inarrestabile. Altre note positive di "Schyza", sono identificabili nell'esecuzioni solistiche, nei buoni incastri della seconda voce e in certi riff interessanti, vedasi quello portante di "Gorki"; i mezzi umani e artistici in dotazione dei Sandbridge sono ancora grezzi, necessitano di maturare e chissà che in futuro non possano accrescere il discreto lavoro di base fatto in quest'album per offrire un prodotto competitivo anche a livelli più alti.

Il problema che mi pongo è: a chi consigliare un disco simile? Siete oltranzisti del suono di stampo svedese? Allora la Tina più melodica e suadente potrebbe irritarvi. Amate le contaminazioni di quel tipo? In quel caso è il modus operandi di un album che sa volutamente di vecchio a remare contro ciò che cercate. Evitando però di cadere nel solito circolo delle pippe mentali, l'unica soluzione in questi casi, più che in altri dove è conosciuto il territorio solcato dall'artista, è inserire il cd nel lettore e decidere facendosi guidare dalla musica, è questo quindi il solo suggerimento che posso ritenere adeguato alla situazione, provate.

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