SAOR – Forgotten Paths

Gruppo:Saor
Titolo:Forgotten Paths
Anno:2019
Provenienza:Regno Unito
Etichetta:Avantgarde Music
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TRACKLIST

  1. Forgotten Paths
  2. Monadh
  3. Bròn
  4. Exile
DURATA:38:35

Flautini che vanno, flautini che vengono. È quanto accaduto di recente in casa Avantgarde Music: dopo la fuga in terra austriaca dei Sojourner, migrati sotto l’ala protettrice di Napalm Records, l’etichetta italiana ha ben deciso di assoldare lo scozzese Andy Marshall e i suoi Saor, ormai tra i nomi di punta del panorama black atmosferico a tinte folk. Il quarto album in sei anni, Forgotten Paths — oltre che con un video di Sam Gamgee in persona — si presenta con una bella copertina a tema naturalistico e il contenuto è esattamente quello che ci si aspetta. Le quattro tracce offrono numerosi elementi folkeggianti tra flauti, violini e cornamuse, e una sovrastruttura che poggia sulle basi solide tipiche del genere.

L’attaccamento alla tradizione è ancora più evidente andando a guardare i dettagli: tutti i testi sono tratti da poemi di Neil Munro e William Renton, autori scozzesi del tardo Ottocento. Collaborazioni che affiancano quelle di un paio di nostri contemporanei di cui Marshall si avvale in questa sede: “Forgotten Paths” gode enormemente della partecipazione di Neige degli Alcest nella sua veste più cattiva; lo stesso si può dire per “Bròn”, in cui la voce di Sophie Rogers porta una ventata d’aria fresca, intrecciandosi al comparto strumentale. Proprio il fattore voce, tuttavia, costituisce un punto debole del lavoro nel momento in cui si prende in esame lo stesso Andy, che quasi abbaia le sue (poche) parti mostrando certi limiti, anche se probabilmente legati al contesto. Limiti di cui la mente — e mano — dei Saor è probabilmente al corrente, visto il grande spazio lasciato agli altri due cantanti.

Le composizioni sono magniloquenti, epiche sui frangenti più serrati e sognanti quando ci si sposta verso acque più calme. Le melodie la fanno sempre da padrone, sia che provengano da strumenti tradizionali che dalle varie chitarre stratificate, debitrici a chi questo genere l’ha forgiato ormai un po’ di anni fa, ma che virano anche su piacevoli lidi post- (vi sfido a non pensare ai Sólstafir ascoltando “Monadh”). I quasi quaranta minuti del lavoro si concludono con la strumentale “Exile”, che culla l’ascoltatore tra delicate corde d’arpa e onde che si infrangono sulla riva.

Tirando le somme, con Forgotten Paths ci troviamo tra le mani un album di buona fattura, ma estremamente soggettivo per via della sua stessa natura. Niente di nuovo sotto al sole, i Saor continuano sullo stesso sentiero seguito con i dischi precedenti: chi ha apprezzato tutta l’ondata di questo particolare sottogenere non avrà problemi a godersi anche queste quattro tracce; chi, invece, sviluppa una certa allergia a queste sonorità dopo qualche ascolto (un po’ come il sottoscritto), si troverà probabilmente ad accantonarlo relativamente presto.


Saor si esibirà al Brutal Assault 2019

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