SARATAN – Antireligion

SARATAN – Antireligion

Gruppo:Saratan
Titolo:Antireligion
Anno:2010
Provenienza:Polonia
Etichetta:My Kingdom Music
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TRACKLIST

  1. Extinguishing The Hope
  2. Antireligion Pt. 1
  3. Dead Inside
  4. My Demise
  5. Reject Adonai
  6. Pray For The Rest
  7. Destroy Yourself
  8. Crave Suicide
  9. Antireligion Pt. 2
DURATA:33:20

I Saratan avevano fatto il loro ingresso in scena con Cult Of Vermin, un debutto dalle discrete potenzialità ma ancora immaturo. Ora si ripropongono nel 2010 con Antireligion, che sembra essere degno e più elaborato successore. Le influenze oltreoceaniche sono state mantenute: se i Testament si fanno ancora vivi solamente in alcune linee vocali, il suono si è decisamente irrobustito, puntando più su soluzioni di matrice Slayer e inserendo nelll’impato tratti europei di Kreator, Alastor e Virgin Snatch.

Il thrash dei polacchi soffre ancora di quella forma derivativa, tuttavia è lievemente maturato sia per composizione che impatto e ciò è riscontrabile già nella traccia posta in apertura “Extinguishing The Hope”. Inoltre il lato groove risulta più sfruttato (“Dead Inside”) e sono presenti ritornelli particolarmente fruibili (“My Demise”). È semplice quanto bella l’introduzione di basso che dà vita a “Pray For The Rest”, canzone nella quale sembra proprio che i Metallica ci mettano la zampino, e in altrettanta maniera si rivelano interessanti i due capitoli da cui prende il titolo il disco, difformi fra loro per intensità e modo di presentarsi. Il primo è arrembante, ricco di blast beat e violento, mentre il secondo posto in conclusione fa intravedere tratti orientaleggianti e la voce suadente di Emilia Bardan, senza rinunciare a una ridondante aggressività.

L’evoluzione sta prendendo il largo, pur se lentamente. I brani scorrono meglio, la voce di Jarek è più intellegibile e definita, il cantante ha migliorato anche il modo di approcciare le canzoni, e il suo basso per quanto non faccia nulla di particolare ben si presta come valido supporto alla batteria di Wiektor. Dal canto suo, quest’ultimo offre una discreta prestazione dietro le pelli, alle volte potrebbe utilizzare soluzioni più dinamiche, ma l’impostazione generale sembra comunque aver dato i propri frutti. Il riffing di Adam possiede una discreta costruzione e risulta più elaborato rispetto al recente passato, ha le caratteristiche thrash richieste per fare un salto in avanti e quando decide di cimentarsi in sede solistica se la cava discretamente. Capita però che venga messo in ombra dalla presenza di ospiti importanti come Vogg (Decapitated), Jacek Hiro (Decapitated nei live, Sceptic, Virgin Snatch) e Daniel Kesler (Redemptor) che in fase di assolo fanno la parte dei leoni; non che non si apprezzino tali inserimenti, tuttavia viene da chiedersi perché non abbia provato a far tutto lui stesso.

La produzione curata agli Hertz studio sorregge infine bene la prestazione. Si è passati da quella scarna di Cult Of Vermin a una versione più curata, non perfetta ma sicuramente dotata di una marcia in più, la cui l’unica pecca additabile pare sia quella d’aver fornito un suono forse troppo conosciuto.

Il trio polacco si è incamminato lungo una strada precisa che gli amanti della scena thrash e delle formazioni citate all’inizio della recensione dovrebbero gradire.

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