Saratan - Nabatea

SARATAN – Nabatea

Gruppo:Saratan
Titolo:Nabatea
Anno:2021
Provenienza:Polonia
Etichetta:Autoprodotto
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TRACKLIST

  1. Bab Al-Siq
  2. The One From Shara
  3. Valley Of The Moon
  4. The Dusk Of Raqmu
  5. The Lament To Al-Qaum
  6. Qasr Al-Farid
  7. The City Of Tombs
  8. Mysteries Of The Ancient Paths
DURATA:34:55

Il percorso artistico dei Saratan rappresenta in maniera esemplare quanto la determinazione, la passione e la disponibilità a crescere siano importanti nella carriera di una band. A giugno di quest’anno, i polacchi sono tornati finalmente sulle scene con un album misterioso, potente ed esotico intitolato Nabatea, che pare essere proprio il compimento del lungo percorso iniziato nei primi anni del 2000.

Per quanto assolutamente godibile come opera a sé stante, diventa ancora più interessante se confrontato ai precedenti lavori. In un’ottica retrospettiva, comparare il sound del primo album thrash metal al folk mediorientale-melodic death dell’ultimo dà ora la strana impressione di analizzare due gruppi molto diversi. Tredici anni sono infatti trascorsi dal primo The Cult Of Vermin: pubblicato nel 2008 dall’italiana My Kingdom Music, è un album thrash metal abbastanza tradizionale, caratterizzato da tematiche nichiliste e suoni duri e martellanti tipici del genere. I temi profondi e impegnati, uniti alla passione e alla costante ricerca del proprio vero stile, portano i Saratan a pubblicare altri due dischi nei successivi quattro anni: Antireligion nel 2010 e Martya Xwar nel 2012. Anche se molto più aggressivi e rumorosi, entrambi conservano al loro interno il seme esotico che negli anni a venire si è lentamente schiuso, palesemente alimentato da tutti i richiami e le influenze culturali che a sua volta la band serbava.

Saratan è la parola araba che significa cancro, difatti il fondatore della band Jarosław Niemiec si ispira completamente al mondo arabo. Polistrumentista affermato, oltre alle parti di basso e alla voce, Niemiec intesse la sua tela sonora attraverso una serie di strumenti tradizionali, quali tar, setar, cura, kamancheh, bağlama, shurangiz e santur, provenienti da culture e luoghi legati da retaggi simili, come Caucaso, Turchia, Iran, Nord Africa, Medio Oriente e India. Con lui Adam Augustyński alla chitarra, a sua volta membro fondatore dal lontano 2003. Sempre fedele all’evoluzione del sound, non ha però mai dimenticato il retaggio metal a cui la band si è consacrata. Dal 2010, inoltre, alla batteria abbiamo Michał “Ragnar” Stefański, che a sua volta si occupa delle percussioni tradizionali quali darbuka, riq, tombak e daf. È però nel 2015 che la nuova alchimia comincia a dare i suoi frutti migliori: per la realizzazione dell’album Asha fa il suo ingresso nella band Małgorzata “Maggie” Gwóźdź, la cui voce melodiosa si integra perfettamente e catalizza l’armonia di tutte le componenti sonore. La maturazione porta i Saratan a produrre quello che potremmo definire il loro manifesto stilistico, cioè Dark Orient, EP del 2017, così evocativo e armonioso da staccarsi definitivamente dal passato per vivere di vita propria.

Infine nel 2021 prende vita Nabatea. Il nome richiama con ogni probabilità un antico popolo della penisola araba, a riconferma del fatto che le influenze culturali locali sono il fecondo terreno attraverso il quale lo stile del gruppo è rinato. L’album è introdotto dalla traccia strumentale “Bab Al-Siq”, che subito ci catapulta in mezzo a un rosso deserto di polvere, sotto un vivido cielo stellato; il vento che ci accarezza trasporta l’eco lontano di musica e danze esotiche e misteriose all’ombra di un falò che arde solitario, mentre la voce suadente di Maggie ci accoglie benevola. Tuttavia un muro di suono ci travolge come una tremenda tempesta di sabbia che si solleva all’improvviso: “The One From Shara” arriva vigorosa, con riff accattivanti, ritmi serrati ma melodie sempre protagoniste; impetuosa e dolce allo stesso tempo, infatti, la canzone può essere considerata il nuovo manifesto delle grandissime capacità raggiunte dai Saratan. A seguire troviamo pezzi nei quali l’aggressività dei primi album torna attraverso l’uso più tradizionale di riff e growl ruvidi e diretti, come accade in “Valley Of The Moon”. Così anche in “The Dusk Of Raqmu” l’imponenza metal è accompagnata da melodie che non si lasciano intimidire, ma ne rispettano spazi e tempi. La fase più intima dell’opera si dischiude quindi con “The Lament To Al-Qaum” e “Qasr Al-Farid”: due pezzi lenti, a tratti lamentosi e struggenti, costruiti completamente su sonorità strumentali che ci acquietano e ristorano, come fossimo al riparo di una tenda in attesa che la tempesta passi oltre. Ed ecco che il viaggio ci porta a “The City Of Tombs”, cioè la penultima tappa prima di arrivare nei luoghi più reconditi e misteriosi della composizione musicale del gruppo, per l’appunto “Mysteries Of The Ancient Paths”. Ipnotizzati e rapiti dall’apparente contrasto tra la melodia e la durezza del sound, dalla dolcezza e dall’aggressività delle impressioni, ora non possiamo che approcciare il termine del nostro viaggio, consci di aver vissuto un’esperienza mistica che forse non riusciremo mai a spiegare con le parole.

Nel complesso Nabatea è un’opera ben riuscita e orchestrata con sapienza, interessante e profonda, tuttavia, al netto delle componenti folkloristiche, è possibile trovare anche alcune influenze piuttosto evidenti di altre band simili che purtroppo risultano già da tempo superate. Nella speranza che i Saratan trovino un canale di distribuzione adeguato alla loro alta qualità, attualmente l’album è purtroppo disponibile solo a tiratura limitata poiché è ancora una pubblicazione indipendente.

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