SATANIC ASSAULT DIVISION – Kill The Cross

 
Gruppo: Satanic Assault Division
Titolo: Kill The Cross
Anno: 2015
Provenienza: Danimarca
Etichetta: Satanath Records
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TRACKLIST

  1. Destroying The Temple Of God
  2. Beast
  3. Defiled By Abalam
  4. Kill The Cross
  5. Atomic Holocaust
  6. Pleasures Of The Flesh
  7. Bar Kokhba
  8. Evangelical Epidemic
  9. Satanic Purification
  10. Religious Cunts
  11. Proselytized
  12. Deus Vult
  13. Rays of Poison
  14. Once A Whore [cover The Murder Junkies]
DURATA: 55:42
 

I Satanic Assault Division giungono dall'isola di Fyn in Danimarca, da Odense per essere precisi. Il gruppo — giovane in termini di presenza sulla scena — torna all'attacco con il suo secondo lavoro.

L'inizio piace per due punti:

  1. sono sberloni a gogò;
  2. tecnicamente i ragazzi sono forti.

In generale però il lavoro lascia perplessi perché:

  1. il Thrash Metal suonato attinge a piene mani agli stilemi del genere; è infine — appunto — solo Thrash;
  2. il lato Black si limita all'immagine, ai testi e a intarsi per il gusto e l'orecchio;
  3. il Black non è stato concepito per pogare.

"Kill The Cross" è un bel titolo — anche se abusato — che varrebbe la pena confermare con azioni musicali davvero oscure. Certamente ci sono i passaggi di tono come "Beast" oppure "Atomic Assault" che sono soffi di Black svedese conditi da parti — come già accennato — adatte al pogo o a scuotere il capo. Le canzoni prese singolarmente possono piacere in base ai gusti personali, ma il disco mostra nell'insieme poca coerenza, compattezza e non sa in che direzione andare. Tutto questo è forse il risultato della volontà di accontentare un po' tutti.

I lettori assidui lo sapranno, Ul Fieschi non è un mostro ammazza-dischi, ma — come detto sopra — se la tecnica impiegata è valida, questa può bastare qui solo a soddisfare le pretese dell'ascoltatore non avvezzo al Black-Thrash, nulla più. Il prodotto sarebbe stato più compatto se i Satanic Assault Division gli avessero iniettato maggiore personalità compositiva, magari eliminando qualche canzone per ridurne la durata. Anche se non è brutto, "Kill The Cross" dà un'impressione generale di déjà vu noioso e svogliato.

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