Satori Junk - Venezia | Aristocrazia Webzine

SATORI JUNK – Venezia

Gruppo: Satori Junk
Titolo: Venezia
Anno: 2024
Provenienza: Italia
Etichetta: Industrial Ölocaust Recordings
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TRACKLIST
  1. Venezia
DURATA: 33:49

Questo è un disco maledetto, e non lo dico io ma i Satori Junk stessi.

Immagina di decidere di scrivere un lavoro monotraccia di mezz’ora a tema peste che, solo a Venezia, mieté circa 50mila vittime nel 1630. Immagina poi di aprire la prima e unica data italiana dei Bongripper a Milano, nell’ottobre 2019, e di presentare al mondo la tua nuova creatura proprio in questa occasione, annunciandola in maniera molto sibillina e misteriosa. Poi succede che la traccia funziona, quindi registrarla diventa una necessità naturale: il quartetto di Milano si infila in studio l’8 marzo 2020 e lo stesso giorno viene annunciato il primo lockdown in Italia. Ora, io di statistica non so assolutamente nulla, ma quante erano esattamente le possibilità che l’uscita su supporto fisico di un disco che parla di peste venisse rallentata proprio da una pandemia?

L’importante è comunque perseverare e andare avanti anche se ci si trova in acque putride, ed ecco che Venezia vede finalmente la luce poco meno di quattro anni dopo, nel febbraio 2024. Se stai pensando di procurarti CD o cassetta direi che è un’ottima idea, magari però prima fatti una bella grattata.

Superstizioni a parte, con Venezia i Satori Junk non escono semplicemente dalla loro zona di comfort, se ne lanciano proprio fuori di prepotenza. Avevamo già trattato la band qualche anno fa sulle nostre pagine, nel 2018 ai tempi del precedente The Golden Dwarf, e lo avevamo molto apprezzato: si trattava di un disco stoner-doom con un’anima molto personale che ci aveva fatto un’ottima impressione. Venezia, invece, è un’opera monotraccia totalmente sui generis, quasi completamente priva di parti vocali ad eccezione di pesanti sospiri all’inizio del pezzo, come se qualcuno stesse cercando affannosamente di fuggire da qualcosa, e un segmento parlato che recita:

«Strade putrescenti che marciscono sotto ogni passo; figure lente, maestose, inesorabili, compiono efferati crimini nell’ombra; il fetore di sofferenza, di muffa emanato da maree torbide e nere come l’inferno impesta le calli; silenzio assordante, lamenti, anime che esalano il loro ultimo respiro.»

Questo è lo scenario che doveva presentarsi a chiunque osasse aggirarsi per le strade della Serenissima in quel periodo così buio della sua storia. A parte questa breve descrizione, il pezzo è interamente strumentale e al suo interno troviamo di tutto, dalle tastiere dal gusto lounge-jazz, di quelle che potresti facilmente sentire passando accanto a qualche locale notturno in quel di New Orleans alle chitarre ora distorte e palesemente stoner, ora minimali e quasi blues. Dagli elementi elettronici anacronistici per l’epoca ma che riescono a risultare adeguatamente asfissianti alle percussioni martellanti che scandiscono i rintocchi dell’ultima ora di un numero imprecisato di persone. Per finire a riverberi ambient e che evocano atmosfere funeree e mortali, cosa purtroppo tristemente vera. Uscire di casa era rischioso, il proprio vicino un potenziale veicolo di contagio, la paura sempre dietro l’angolo: qualcosa che, per via di coincidenze davvero incredibili, non dobbiamo sforzarci poi troppo di immaginare.

Venezia non può essere assimilato dopo un singolo ascolto, va decisamente digerito a più riprese, ma funziona alla grande. Pur essendo piuttosto lontano dai lavori dei Satori Junk che conosciamo, ne incapsula comunque l’anima al suo interno, per cui ascoltandone le ultime note ci sembra perfettamente naturale che il brano stesso si sia evoluto in questo modo. La peste del 1630 viene raccontata senza aggressività ma con delicata energia, quasi in segno di rispetto per riscattare chi si è ammalato, chi ha sofferto, chi se n’è andato. Un tributo a quelle vittime sconosciute e così distanti da noi temporalmente, così come a quelle che per via di congiunzioni astrali impreviste ci risultano invece più vicine non solo nel tempo ma anche, ahimè, nello spazio e nello spirito. Mi piace pensare che avrebbero apprezzato anche loro.

Se sei interessato ad avere una copia di Venezia ti raccomando di tenere d’occhio le pagine social dei Satori Junk, perché la prima tornata è volata via in men che non si dica. Quanto a me, ho già deciso che sfiderò la sorte.