SAVATAGE – Edge Of Thorns

 
Gruppo: Savatage
Titolo: Edge Of Thorns
Anno: 1993
Provenienza: U.S.A.
Etichetta: Atlantic Records
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TRACKLIST

  1. Edge Of Thorns
  2. He Carves His Stone
  3. Lights Out
  4. Skraggy's Tomb
  5. Labyrinths
  6. Follow Me
  7. Exit Music
  8. Degrees Of Sanity
  9. Conversation Piece
  10. All That I Bleed
  11. Damien
  12. Miles Away
  13. Sleep
DURATA: 54:11
 

1993: anno di gioie e dolori per i Savatage, di cambiamenti momentanei e indelebili nella storia di questa fondamentale band heavy metal. È l'anno in cui Jon Oliva è costretto a lasciare il ruolo al microfono per i suoi problemi alla voce, celandosi dietro le quinte come compositore; al suo posto, dopo serie su serie di provini, arriva Zachary Stevens dai Wicked Witch. Questi gode di buona fama, ma entrare in una formazione come quella dei fratelli Oliva è una dura prova da superare, poiché Criss e Jon sono da sempre il motore della band: carisma, aspetti tecnici e ricerca, insomma due veri e propri pilastri.

L'uscita di "Edge Of Thorns" avviene dopo l'acclamato "Streets – A Rock Opera" (1991), dunque non è per nulla facile riuscire a trovare una formula che permetta di bissare tale successo con una voce alquanto diversa da quella che sinora ha dettato i canoni dello stile Savatage. Zach è più caldo e avvolgente, e anche nelle parti più graffiate si esprime in maniera estremamente lontana da Jon. Fatto sta che il disco — nell'epoca in cui dominava il grunge — viene ben accolto (forse per la sua configurazione più easy-listening) sia dalla gente che dalla radio, tanto da trovare canali di diffusione più ampi del previsto.

Si percepisce un'anima meno complessa e più diretta rispetto al passato già dalle note iniziali della traccia d'apertura "Edge Of Thorns". Con "He Carves His Stone" si volge lo sguardo al passato prossimo per un attimo, l'ombra di "Ghost In The Ruins" sembra aleggiare sopra il pezzo, principalmente in ragione dei riff, che richiamano il gusto e le scelte del precedente capolavoro del gruppo. "Light's Out" e "Skraggy's Tomb" sono il contraltare l'una dell'altra: la prima è una canzone tipicamente heavy, incalzante, vivace, sfrenata e con begli assoli, mentre la seconda è invece scura nei toni, riflessiva, rocciosa, la tipologia di brano che il miglior Criss Oliva regala ai suoi fans. Jon torna poi a farsi vivo come pianista nella strumentale e struggente "Labyrinths", appena cento secondi emozionanti e carichi di pathos come pochi. Segue la power-ballad "Follow Me", con cui l'album tende a esplorare la parte più delicata dell'heavy sound. Chiude la prima parte della scaletta un altro brano strumentale, quasi rilassante come "Exit Music", dove sono ancora i tasti bianco-neri a farla da padrone.

Il disco è altalenante nelle movenze, un continuo saliscendi di sensazioni che si contrastano, si respingono e allo stesso tempo si cercano. Si torna a suonare heavy massiccio con due brani più classici come "Degrees Of Insanity" e "Conversation Piece": nulla che chi ama la band non conosca, hanno un marchio di fabbrica impresso riconoscibile anche ascoltato a distanze considerevoli. Sembra si sia rialzato il ritmo quand'ecco che "All That I Bleed" riaffievolisce i toni, elegante e leggiadra nelle movenze mai melense. Capito l'andazzo, non poteva che attenderci l'ennesima improvvisa accelerazione, è giunto il momento in cui l'accoppiata formata da "Damien" e "Miles Away" fa riprendere quota sonora a "Edge Of Thorns": la prima vede il piano di John a far da contorno ai giri potenti di Criss, dando orecchiabilità e fruibilità leggera; la seconda invece è una traccia di puro metallo, dove la lunga introduzione melodica lascia spazio a riff veloci e di presa. L'arduo compito di scrivere la parola fine tocca quindi a "Sleep", altra ballata, stavolta semi-acustica, dove Zac esegue una delle sue migliori prestazioni vocali in assoluto, un melancolico saluto che dolcemente pone l'ultima nota.

Nelle righe iniziali della recensione parlavo di cambiamenti indelebili: dopo aver dato la gioia di un disco di svolta e aver portato a un cambio dovuto ma decisamente indovinato, il 1993 purtroppo vede spegnersi una delle due metà della band. Il 17 ottobre Criss Oliva ha un incidente in macchina: viene investito da un folle ubriaco che per superare una vettura esce di corsia, travolgendo lui e la moglie Dawn. Lei sopravvive, per il chitarrista non c'è scampo: muore sul colpo e con lui se ne va un pezzo di storia, la sua musica ce ne ricorda le gesta. Rendo quindi omaggio ai Savatage, a Criss e al loro modo di incidere le note nell'animo di chi li ascolta, una di quelle realtà che si possono considerare realmente uniche e non eguagliabili.

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