SCENT OF REMAINS – Mind.Thought.Fear

 
Gruppo: Scent Of Remains
Titolo:  Mind.Thought.Fear
Anno: 2010
Provenienza:  U.S.A.
Etichetta: Autoprodotto
Contatti:

Facebook  Twitter  Youtube  Bandcamp  Reverbnation

 
TRACKLIST

  1. Anger Rising
  2. No Excuses
  3. Shell
  4. Execution Of Conspirators
  5. Beaten Down
  6. Blood Red Hate
  7. Megabused
  8. Jaundiced Eye
  9. Uno Mas Tiempo
DURATA: 43:46
 

Suonano groove, suonano pesante e lo fanno mantenendo le composizioni dinamicamente varie e compatte, è così che si presentano a noi gli Scent Of Remains, la band di Knoxville in Tennesee ha da poco pubblicato l'album di debutto "Mind.Thought.Fear", tanta carne al fuoco ben cotta.

La prestazione del quintetto dei southern States ingloba nel suono, oltre alla carica proveniente dai profondi solchi groovy e dalle radici sudiste da cui prendono i natali e da cui deriva la volitività del thrash di un certo tipo, la mole del death primordiale privo di fronzoli e ghirigori con l'aggiunta di una percezione heavy che alle volte si presenta all'orecchio, soprattutto quando le chitarre si ritagliano spazio per gli assoli o semplici brevi apparizioni in tal senso. Quasi quarantacinque minuti capaci di far sbatacchiare la testa di qua e di là con ritmi quasi mai forzati ma possenti, con ritornelli che si fanno strada, con un cantato pulito che sa essere energico, coinvolgente e una fase growl pressante e acida.

Gli Scent Of Remains sembrano un incrocio di Pantera, Black Label Society, Alice In Chains e Tool induriti e tendenti al metallo della morte con la risultante di creare uno strano effetto che potrà ricevere buoni riscontri da parte di chi ha una visione particolarmente ampia del mondo musicale in questione, rimanendo piacevolmente colpito da brani di ottima fattura.

Tracce come "Anger Rising", "Shell" e "Execution Of Conspirators", in pratica la prima metà del lavoro, danno la prospettiva di come potrà svolgersi il continuo del disco, racchiudono i valori e le capacità di una band che ha piena coscienza di ciò che vuole dare all'ascoltatore, episodi coinvolgenti ma non incastrati forzatamente nei canoni a comparto stagno dei vari generi madre. La conferma arriva in una seconda parte del disco nella quale gli episodi si allungano come durata, ma non per inserire tanto brodo e avere minutaggio in più, "Beaten Down" rockeggiante nel riffing, l'incalzante "Blood Red Hate" in cui il basso si ritaglia un suo breve spazio solista, con il suono del sud che torna a farsi presente prepotentemente in "Megabused" dai risvolti panteriani e poi i ragazzi risolidificano il muro con "Jaundiced Eye" dando a "Uno Mas Tiempo" il modo di concludere senza novità, tuttavia con un bel ritornello fruibilissimo a far da cornice a un brano ben impostato.

Prodotto abbastanza bene, forse il suono del basso di Eddie Drake — ruolo adesso ricoperto da Jeremy Powers — avrebbe dovuto godere di un po' più di spazio e libertà stilistica. "Mind.Thought.Fear" può comunque vantare, oltre la buona prova dietro il microfono di Daniel Fischer, quella di un solista ispirato, Herb Hiems, che quando ci mette lo zampino lo fa nel migliore dei modi offrendo validi spunti.

Per quelli che seguono l'ambito thrash di questa generazione non posso far altro che consigliarne l'ascolto, da le sue soddisfazioni e un discreto piacere. 

Facebook Comments